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sabato 17 giugno 2017

SAINTES MARIES DE LA MER alla festa gitana (24-25 e 26 maggio 2017)

Le Pèlegrinage des Gitans a fine maggio raccoglie una moltitudine di gente nella cittadina di Saintes Maries de la Mer. 

Quest'anno anche il nostro gruppo di amici ha voluto trascorrere in compagnia queste giornate e partecipare ai riti e alle usanze di questa gente arrivata da ogni parte per onorare le proprie Sante Patrone.
La Camargue ci accoglie fin da subito con il paesaggio che la caratterizza, un ambiente lagunare dove il Rodano si butta in mare con i suoi due bracci. Il piccolo Rodano da una parte e il grande Rodano dall'altra creano un'ampia area umida. Da Arles ci avviciniamo a Saites Maries e già da subito il paesaggio si distingue in paludi d'acqua salmastra alternate a zone coltivate a riso. Gli stagni poco profondi danno accoglienza ai fenicotteri rosa che, con le loro zampette esili camminano sull'acqua con fare elegante. Lo sguardo si perde tra le praterie dove le mandrie di tori neri, con le corne rivolte verso l'alto, pascolano indisturbati. Poi… i bellissimi cavallini bianchi raccolti nei numerosi centri equestri,  invitano a escursioni lungo le spiagge sabbiose o tra i canali che si diramano dal fiume Rodano. 

Finalmente arriviamo a Saintes Maries e già il piccolo centro si presenta molto caotico. Le strade sono strette, tra i turisti e i gitani, a fatica si arriva in campeggio. I nomadi arrivati già da qualche giorno, s'incontrano per ritrovarsi, battezzare i figli, fare festa cantando e ballando lungo i vicoli del borgo. 
La festa inizia regolarmente ogni 24 maggio con la Messa nella parrocchiale  situata al centro del paese. Si parla di una chiesa fortificata costruita tra il mille e il millecento in pietra grezza le cui merlature si vedono anche da molto lontano. Proprio all'interno di un'unica navata alquanto spoglia e buia, si trova un pozzo d'acqua, un rifugio per la gente del luogo in cui approvvigionarsi durante gli attacchi di un tempo. Il rito è molto partecipato dagli zingari, tanto che molti devono rimanere all'esterno nella piccola piazza e la folla si accalca  per vedere, curiosare, fotografare ogni atto o rito che richiami tradizioni antiche. Intanto, finita la messa, la statua nera di Santa Sara, custodita precedentemente nella cripta della chiesa, viene portata a braccia lungo una processione per le strette vie del paese. E' la santa dei gitani per cui essi la incoronano come una regina, la vestono con abiti colorati e preziosi,  accompagnata con devozione da preghiere e canti  lungo il percorso, scortata da guardiani su cavalli bianchi. Noi ci portiamo verso il mare sur la Plage des Amphores dove sono raccolte antiche e colorate carovane di zingari. 

La gente è appostata ovunque, sulla spiaggia e lungo gli scogli; con l'attesa il caldo estivo si fa insopportabile e finalmente i cavalli  precedano il sopraggiungere della santa. Ora tutti si accalcano per acclamarla e l'accompagnano con alta devozione fino dentro l'acqua per essere benedetta, come per scandire un rituale di attesa delle due Sante Marie arrivate dal mare. Anche noi veniamo trascinati in questa multitudine e trasportati in un rito coinvolgente. Sara ritorna ancora scortata con una lunga processione di gitani nella chiesa madre. Noi riprendiamo la visita al piccolo centro, animato da bancarelle, gruppi musicali raccolti nelle piazzette o agli angoli delle vie, che intrattengono gli ospiti arrivati sin qui per queste feste popolari. La serata viene conclusa con una buona cena tutti in compagnia in un tipico ristorante per gustare piatti della tradizione locale.  

Il giorno seguente decidiamo di raggiungere Aigues-Mortes a pochi chilometri da Saintes Maries. Con lo scooter percorriamo una strada che gira attorno alla laguna, il primo tratto è molto verdeggiante, poi ci inoltriamo in un'area più umida. Il nome stesso ”acque morte” si riferisce ad una zona paludosa e salmastra che circonda tutta la città e che occupa interamente il comune, dove le saline hanno la parte dominante. Il borgo a pianta regolare si racchiude all'interno di alte mura fortificate le cui vie si intersecano tra loro uscendo verso l'esterno attraverso numerose porte sovrastate da torrioni. In un angolo l'alta Torre di Costanza domina incontrastata la città. 

Costruita un tempo su palafitte, nella storia aveva funzione di carcere e prigionia degli ugonotti. La parte più piacevole è passeggiare tutto intorno alle mura per poi inoltrarsi nelle strette vie, dove prendono spazio numerose botteghe artigianali. Piccoli negozi con prodotti locali quali olio, miele, profumi oppure capi d'abbigliamento alla moda. Al centro, nell'intersecarsi di tutte le vie, la piazzetta raccoglie i numerosi turisti che si fermano per ripararsi dal sole nei numerosi ristoranti e bistrot posti tutto intorno. La visita è conclusa e con lo scooter riprendiamo la via del ritorno seguendo un itinerario alternativo. Superata la cittadina svoltiamo a destra per costeggiare il mare e una stradina solitaria attraversa la campagna. E' un percorso più lungo  ma più tranquillo rispetto all'andata, dove si incontrano case coloniche e maneggi. Ad un certo punto il percorso è interrotto dall'attraversamento del Piccolo Rodano con una chiatta che ci permette di arrivare ad Aigue Mortes. 

Numerose auto sono già in coda e gli orari di partenza sono ben definiti per cui in breve tempo siamo già nell'altra sponda per riprendere la via del ritorno. Il giorno seguente riprende il rito di accompagnare le Sante, Marie Jacobé e Marie Salomé, dalla Chiesa al mare, come era già avvenuto per Santa Sara. Fuori nella piccola piazza si raccolgono i Guardiani della Camargue a cavallo vestiti in costumi tradizionali in attesa dell'uscita delle Sante e pronti per accompagnarle lungo tutto il percorso rituale. E' sicuramente uno spettacolo quello che si svolge tutto intorno a questo evento annuale, un tripudio di musica, canti, tradizioni antiche, di un popolo che in questi giorni si integra bene con tutti coloro che partecipano. Il nostro soggiorno va alla scoperta della Camargue più grezza, più naturale, al di fuori delle feste e della popolarità delle sue tradizioni. 

Il viaggiare lento sul piccolo Rodano con un allegro battello bianco e rosso ci fa vedere una vegetazione e un ambiente consueto per queste terre del sud della Francia. I tamerici, alberelli esili ma molto resistenti al vento del maestrale e alla salsedine, i resti di tronchi che portati dalla corrente del fiume vengo poi trascinati col tempo in mare aperto, ancora canneti per la produzione di quelle canne che serviranno a coprire le case dei guardiani. E' tutta una vita che si svolge lungo il fiume: le grandi reti quadrate vengono immerse nell'acqua per la pesca di carpe, persici o lucci, e lì, lungo le sue sponde le cabanons,case ora di villeggiatura ma un tempo capanne di pescatori. Il battello si ferma....e una manade di tori e di cavalli bianchi arriva di corsa accompagnata dal gardian  per mostrarsi a noi visitatoti. 

E ancora campi coltivati a riso, produzione domintante in queste aree umide. Il viaggiare lento  ci fa osservare un fiume molto largo, vivo e colorato per arrivare al Bac du Sauvage, una sorta di chiatta sospinta da una ruota e direzionata da un cavo aereo per il trasporto di mezzi da una riva all'altra. Da una parte abbiamo la riva di Sainte Marie de la Mar e dall'altra quella di Aegues-Mortes. Il battello fa un'inversione per ritornare sulla via del ritorno; osserviamo ancora porticcioli per la pesca e per diporto che sono stati costruiti lungo il fiume, uccelli come trampolieri, aironi cenerini, garzette. La gita sul Tiki III è finita… ma non è certamente finita la nostra ricerca nelle tradizioni locali. 

Il giorno seguente, 26 maggio, viene ricordata la figura del Marchese Folco de Baroncelli con una festa paesana arricchita da una commemorazione storica alla presenza di tutta la cittadinanza camarghese. Il memoriale è proprio all'esterno del nostro campeggio, racchiuso dentro un parco dove una moltitudine di gente in costume provenzale si è radunata per una messa all'aperto. Guardiani a cavallo con l'emblema della Carmargue formata da una croce, un cuore e un'ancora, sono parati a difesa dell'assemblea; canti e preghiere arricchiscono la manifestazione, cesti di fiori rendono omaggio alla tomba. Dame in costume locale si fanno fotografare in questa moltitudine di gente e noi... sotto il sole cocente ci apprestiamo ad attendere l'abrivado in cui i guardiani a cavallo scortano i tori fino all'arena, per poi riportarli al pascolo durante il bandido. 

Questa giornata è proprio una festa “nazionale” per la Camargue, lo si sente nell'aria. Fermandoci a parlare con le donne, che hanno sfilato in costume provenzale, ascoltiamo dalla loro voce storie sulle tradizioni antiche e che sentono nel profondo del cuore: una carica, un entusiasmo prorompente che sanno trasmettere anche a noi. Nel pomeriggio all'interno dell'arena si svolgono giochi tra dame e guardiani a cavallo, corride divertenti con il toro che rincorre il buttero. Insomma... si può dire che questa all'arena è una festa per tutta la famiglia, con noi partecipi insieme a loro.

Le giornate sono finite... e tutti pronti per intraprendere il lungo viaggio verso casa.

DOVE ABBIAMO SOSTATO:

Camping "Le Clos du Rhone"

SISTERON… sulla via per Saints Maries del la Mer

La cittadina di Sisteron l'abbiamo incontrata lungo il percorso per arrivare in Camargue percorrendo una bellissima strada all'interno des Alpes de Haute- Provence. Dal Piemonte, dove abbiamo raggiunto degli amici di Saluzzo, entriamo da Borgo San Dalmazzo nella Valle Stura il cui fiume omonimo la percorre interamente per sessanta chilometri fino ad arrivare al confine di stato francese superando il Colle della Maddalena. 

A Vinadio è sorprendente l'imponenza del Forte Albertino che incontriamo nel percorso. E' una fortificazione di sbarramento per cui ce la troviamo davanti nel punto in cui la valle ha un restringimento. La particolarità è che congloba in essa il paese e una rete di camminamenti, percorsi di ronda, casermette e una postazione di cannoni che disegnano un  intricato progetto di difesa. La strada è in leggera salita fino ad arrivare al Colle per poi scendere nella valle de l'Ubayé. Aggrappata alla montagna la fortezza Tournoux è composta da diversi edifici incastonati nella roccia che si possono scorgere appena, come se volessero nascondersi alla vista del nemico. Seguiamo ancora la strada, superiamo Barcellonette e alla confluenza dell'Ubayé con la Durance il lago di Serre-Ponçon, secondo in Europa per riserva d'acqua, si scorge dall'alto della strada panoramica. Ancora una bellissima strada affiancata da frutteti ci accompagna fino a Sisteron lungo il fiume Durance. 
E' da sempre considerata la Perla dell'alta Provenza e una tappa obbligata fra la terra e il mare, con la Rocca che domina l'intera vallata. Nella Cittadella abbarbicata su uno sperone roccioso, costruita in diverse epoche, si può entrare e percorrere a piedi i vari camminamenti delle mura e ad ogni angolo avere visuali lontane, oppure salire all'interno di torretta per raggiungere celle di prigionia di personaggi illustri accusati di complotti contro il regime. Cunicoli sotterranei raggiungibili da scalinate congiungono la fortezza alla porta settentrionale della città. Il lento cammino ai piedi della Rocca ci fa respirare un'aria provenzale. Nel borgo antico un labirinto di viuzze lastricate e andrónes convergono in piazzette abbellite da fontane. Sulla Napoleon Route quattro Torri di pietra testimoniano un borgo fortificato. 

Durante la nostra permanenza ci siamo trovati coinvolti all'interno della Festa del popolo provenzale o più precisamente Fèsto dóu Pople Prouvençau in lingua locale. Gli eventi iniziano già dalla serata di sabato con il concerto nella Cattedrale di Notre-Dame. Il numeroso gruppo musicale Le Condor intona musiche celtiche accompagnate da pifferi suonati con la mano sinistra, mentre con la destra battono tamburi. Le musiche invadono la chiesa e coinvolgono pienamente l'intera platea che intona inni provenzali. Il giorno seguente Sisteron è tutta una festa con sfilate in costume che rievocano una tradizione antica. Gli abiti delle dame sono riccamente lavorati da pizzi e merletti la cui lavorazione è stata ereditata dalle nonne. I gioielli ricordano un tempo passato. La processione di cavalli, cavalieri e cavallerizze sfila lungo le vie con gli stemmi delle varie comunità provenzali, per poi convergere tutti al duomo per la Santa Messa. 
Prima di ripartire alla volta di Saintes Maries ci concediamo alcune visite nei dintorni di Sisteron. Con lo scooter raggiungiamo Les Pénitents des Mées, una sorta di pinnacoli che secondo la leggenda sono monaci pietrificati per aver avuto pensieri impuri verso donne saracene. Si vedono fin da lontano e una volta raggiunto il paese di Mées la vista si alza per vederne meglio l'imponenza. Per un certo tratto riusciamo a risalite il sentiero che permette di avere una visione più ampia su tutto l'abitato ed essere parte integrante di queste formazioni rocciose isolate. Poi, una volta ripresa la strada del ritorno raggiungiamo un villaggio dell'entroterra tra macchie di lavanda non ancora fiorite. 

Cruiz è una cittadina a 700 mt di altezza che ha un aspetto caratteristico provenzale, con le sue case in pietra, il colore lillà della lavanda, le sue viuzze ben tenute che si intersecano le une alle altre per poi ritrovarsi nella piazzetta dell'abbazia di San Martino con il chiostro e le arcate o in quella con la fontana. Un vecchio lavatoio in fondo al paese testimonia un tempo passato. I Borghi di Carattere fanno parte di un circuito più ampio identificato su un territorio comprendente parte della provincia di Cuneo e parte del dipartimento delle Alpi dell'Alta Provenza. Cuiz ne fa parte con eventi culturali che ne tengono viva l'anima propria del borgo.

DOVE  ABBIAMO  SOSTATO
A Vinadio nel parcheggio fuori del paese
A Sisteron nell'area attrezzata adiacente la stazione ferroviaria.

COSA  ABBIAMO  IMPARATO
Abbiamo imparato a studiare il territorio e scoprire che in Francia ci sono circuiti che raggruppano villaggi di carattere per dare un peso maggiore al territorio.
Abbiamo imparato a viaggiare su strade secondarie molto belle e panoramiche evitando autostrade. Grazie a trasferte lenti si apprezza maggiormente il paesaggio.

Abbiamo osservato che in Francia non mancano le aree attrezzate, per cui è molto facile trovare punti per la sosta.

sabato 13 maggio 2017

GENOVA... CASELLA 28 aprile – 1 maggio 2017

La Ferrovia e i Forti di Genova

La base per questo nuovo incontro di primavera è stata scelta nella cittadina di Casella in provincia di Genova. Il luogo ha per noi un'importanza logistica in quanto è da qui che parte un Trenino Storico che a diverse tappe attraversa l'Appennino per arrivare in Stazione Manin a Genova. In questi giorni sarà il nostro mezzo di trasporto per raggiungere l'entroterra ligure.
La trasferta di questo lungo ponte del primo maggio ha raccolto l'adesione di un'altra associazione culturale proveniente dalla provincia di Mantova: I Cantori del Caldone, che ha scelto di trascorrere insieme a noi queste giornate di festa. Ci ha accompagnato il Gruppo Storico Fieschi, importante divulgatore di storie legate al territorio. 
Il giorno seguente all'arrivo il programma prevede una lunga passeggiata in un ambiente naturalistico tra terra e mare. Al mattino saliamo sul trenino, composto di poche carrozze rigorosamente storiche, con sedili in legno e con il suo procedere lento lungo un percorso di forti pendenze e strette curve, parte da un'altezza di 458 mt. per poi raggiungere il mare.  
La stazione di Campi è il punto di partenza per l'escursione al giro dei Forti. Il sistema difensivo che Genova ha voluto costruire nel corso dei secoli ha portato ad avere dei baluardi e delle cinte murarie imponenti, raggiungibili mediante svariati sentieri immersi in una natura incontaminata. Il gruppo è molto folto e tutti insieme ci incamminiamo per raggiungere Forte Puin, in genovese “Padrino”, meta di una prima sosta. 

Il sentiero si fa tortuoso e già da lontano si comincia a scorgere con la sua maestosità Forte Diamante, il più imponente di tutti. Solo qualcuno decide di raggiungerlo, visto che per la pendenza il sentiero si fa impervio. La maggior parte del gruppo prosegue lungo la meta prefissata. Intanto, si arriva  a pianori da dove si può avere una visione d'insieme della città di Genova. La giornata è splendida e con un buon cannocchiale la vista raggiunge perfino le lontane coste della Corsica. Ci guardiamo attorno e ad ogni curva, ad ogni angolo, appaiono alla vista fortificazioni rimaste nei secoli o resti, come il Forte Maggiore, demolito per fare posto, in tempi recenti, a postazioni antiaeree. Dopo una giornata così intensa riprendiamo il trenino per raggiungere Casella Paese e godere di una serata di musica in compagnia del Coro nella bella  Parrocchiale di Santo Stefano. Risalente al secolo XVIII, la chiesa ha una facciata maestosa che si affaccia su un'ampia piazza. Internamente ha una lunghezza doppia della larghezza, un tempo intonacata di bianco per far risaltare al meglio il gioco di luci e ombre delle nicchie laterali, ora invece è riccamente affrescata con storie della vita di Santo Stefano. A forma ellittica, con due fuochi, permette di avere un'acustica eccezionale. 

Durante la messa i coristi accompagnano la celebrazione con alcuni canti religiosi e subito la musica avvolge ognuno di noi. Di seguito prendono posto per un concerto la cui esibizione colpisce d'incanto tutta la platea. L'incalzare della musica ci permette di trascorre una bellissima serata, anche dopo quando, al termine del concerto, ci raccogliamo tutti in amicizia per un momento conviviale. La serata finisce, ma il giorno seguente ci ritroveremo il giorno seguente di nuovo in viaggio sul trenino storico alla volta di Genova.
Ancora una giornata di sole, il treno scende. Dai finestrini si scorge il paesaggio che il giorno prima avevamo attraversato a piedi: il Forte Diamante, imponente a guardia del territorio e... le altre fortificazioni minori. Dentro e fuori gallerie che tagliano montagne, il trenino procede offrendo scorci di mare e viste sulla città, che si erge verticale e compatta. La linea ferrata arriva alla stazione Manin e da qui si raggiunge facilmente il centro città. Il gruppo, che occupava due carrozze, ora si ricompatta folto per proseguire alla volta del Porto Antico. Durante l'attesa delle guide che ci avrebbero accompagnato nel centro storico più ampio d'Europa, sostiamo per un momento conviviale nell'ampia area adiacente il bacino portuale. Nella Piazza Caricamento, più volte rimaneggiata, dove ora è la metropolitana di Genova, il mare arrivava fino ai Portici. Da un'antica storia, nasce una città che ha il fulcro nello scambio di merci e nel rapporto tra uomini di etnie diverse. Dal 1133 è stato costruito questo lungo porticato di un chilometro che si affaccia al porto per proteggere le fondazioni di quelle abitazioni che venivano lambite dal mare. Da qui, Sottoripa, sotto la riva. Possiamo immaginare un vociare di camalli, uomini che con i loro carichi sulle spalle portavano le merci dalle navi nei fondaci, magazzini di stoccaggio, commercianti che nei propri scagni, uffici, si appartavano per concludere buoni affari, carretti che venivano trasportati a mano lungo i carrugi, per depositare le merci in altri sottoportici lungo le calli strette della città. E' tutto un fervore di commercio di spezie, pietre preziose, pelli e quant'altro abbia un alto valore economico. I mercanti si incontravano poi nella piazza Banchi, così chiamata proprio per la presenza dei banchi dei notai, e lì facevano buoni affari. La Loggia della Mercanzia è il cuore dell'attività del tempo. 
Intanto i Portici di Sottoripa con gli anni hanno cambiato la loro funzione iniziale, un po' per le distruzioni delle guerre, un po' perché i locali hanno modificato il loro stato d'uso. Nonostante tutto si può comunque assaporare ancora un profumo di antico, soprattutto leggendo il nome delle strade, come via Orefici, zona di famiglie ricche ove i portali delle abitazioni sono decorati da rilievi; in città se ne contano ben 102. I vicoli genovesi hanno la caratteristica che, raggruppando in essi botteghe artigianali, prendono il nome dell'attività svolta: Piazza Pellicceria, salita Pollaiuoli. In questo senso, “andar per botteghe”, è un raccontare la storia del passato vissuta nel presente. 

Nel cuore di vicoli possiamo imbatterci nella confetteria Romanengo che fin dal 1780 ha saputo mantenere un'atmosfera magica sia negli arredi interni che nella qualità dei suoi dolci. La caffetteria e pasticceria della famiglia Klainguti, originaria della Svizzera, arrivata a Genova per partire alla volta dell'America e poi affermatasi in città per la deliziosa pasticceria. La nostra passeggiata prosegue in Via dei Macelli, ove nel lontano medioevo era nata una corporazione che raggruppava questa categoria. Altra sosta è la Tripperia Casana, oggi chiusa al pubblico, in quanto domenica. Senza dimenticare i luoghi vissuti dal cantautore Fabrizio De Andrè, che continua a raccontare come un menestrello e in lingua originale genovese, il vissuto della sua città, tra i colori, i profumi, ma anche la gente protagonista di amore, prostituzione, contrabbando. Un bar, una via ... del Campo, ci ricorda una sua canzone.
Casana

Nel dedalo di questa città, che per secoli ha visto mutare il suo aspetto, un elemento accomuna il tutto, ed è il potere del commercio. Il centro storico di Genova era anticamente suddiviso in sei rioni, ciascuno dei quali corrispondeva ad un sestiere, in quello del molo, nei pressi dia Porta Soprana rimangono a tutt'oggi resti di mura a difesa della città. I Sestieri non sono altro che quartieri, come del resto va ricordato a Venezia, e a Genova se ne contano sei.  In un angolo, una piccola insegna indica la casa di Cristoforo Colombo, nei cui pressi osserviamo il primo grattacielo d'Italia costruito in età fascista.
Percorrendo le vie della città scorgiamo palazzi, che fin dalla storia delle Repubblica erano un emblema della potenza marinara. Il Palazzo Ducale con l'attigua Torre del Popolo è stato la residenza dei Dogi. Simone Boccanegra fu il primo a prenderne possesso, anche se ben presto ne perse il potere forse avvelenato dai suoi rivali. Tra gli edifici scorgiamo l'antica Torre della Grimaldina, adiacente al Palazzo Ducale, che può raccontarci molte storie avvenute all’interno delle sue carceri. 
Tra i caruggi si aprono piazzette e chiese che richiamano l'attenzione per la particolarità della loro collocazione. Una di queste è senz'altro la chiesa di S. Pietro in Banchi. La storia racconta che essa fu costruita con i proventi degli affitti dei negozi sottostanti come del resto avvenne anche per la Loggia dei Mercanti. Attualmente la chiesa appoggia su un basamento di negozi e magazzini, sopraelevata alla piazza. 
La Parrocchiale di San Matteo, anch'essa racchiusa nella piccola piazza omonima, colpisce per la facciata in marmo bianco e nero. Siamo in quello che un tempo era l'insediamento dei Doria e la storia della famiglia è incisa sul marmo bianco della facciata. Numerosi sono i palazzi gentilizi che si susseguono lungo il nostro cammino e certamente tutti meriterebbero una maggiore attenzione. 
I Palazzi dei Rolli sono sontuose residenze concentrate per la maggior parte lungo la “Strada Nuova”. 




Tra il 1500 e 1600 quest'area, appena fuori dal nucleo storico, era molto povera, per cui l'acquisto della stessa avvenne per pochi denari. In seguito, le 20 famiglie nobiliari della città, tra cui i Fieschi, i Grimaldi, gli Spinola, i Doria, costruirono ben 120 sontuose dimore dando prestigio alla zona. La particolarità delle residenze è che esse vennero riconosciute come dimora di rappresentanza per visite di stato. L'ospite di passaggio in città, a seconda della sua importanza, veniva accolto nella dimora assegnata per sorteggio tra i palazzi appartenenti a quella data categoria. In tutta la città sono 42 i Palazzi Patrimonio dell'Unesco e la maggior parte sono concentrati lungo la Strada Nuova. Il Rollo era semplicemente un foglio di carta arrotolata in cui erano censite in base alla loro grandezza e maestosità le residenze, in tre categorie d'importanza.
Al termine della visita della città ritorniamo con il solito trenino a Casella Paese ed in serata assisteremo al secondo concerto dei Cantori del Caldone presso il Teatro Don Botto a Savignone.
Nell'ultimo giorno veniamo accompagnati da Andrea Tacchella, personaggio di spicco del Gruppo Storico Fieschi, per una visita di Casella. Al tempo dei Longobardi il nome della località era Redigabio, fulcro abitativo e sulla Via del Sale, che collegava Genova alla Pianura Padana, sulla Via Maresca nel senso inverso. Sulla Piazza XXV Aprile, si affaccia il Palazzo Fieschi, dove si pagava il dazio. Sulla facciata compaiono ancora due stemmi della famiglia. Risalendo verso la collina la “casa del macello” segna il tempo con due orologi solari sulla parete ed era punto di riferimento per regolamentare il mercato medioevale.
Ultima tappa è l'Oratorio di Sant'Antonio Abate. In esso è da sempre la sede della Confraternita fondata nel maggio del 1556 da un sacerdote proveniente da Forlì e fermatosi a Casella dopo aver saputo che mancava il parroco. 
La pavimentazione antica dell'Oratorio proviene dalla fornace del paese fatta costruire dalla Famiglia Fieschi. 
La descrizione dettagliata dell'oratorio da parte del Priore della Confraternità mette in evidenza i due giganteschi crocifissi che vengono portati durante le processioni religiose; l’attenzione si pone sui due Cristi: uno nero in legno d'ebano, più prezioso, l'altro bianco in legno povero. 
La nostra ultima uscita è stata molto positiva anche grazie alla buona collaborazione di tre associazioni: Camminare InCamper, i Cantori del Caldone e il Gruppo Storico Fieschi, che, pur arrivando da realtà diverse, hanno collaborato alla buona riuscita di tutte le attività. 
Un grazie a tutti.

domenica 20 novembre 2016

VALLE VARAITA - BELLINO Tra fiori e meridiane (17-18-19 Giugno 2016)

Per noi che partiamo da molto lontano, arrivare in queste valli piemontesi a ridosso del Monviso è sempre un grande piacere. Qui ci ritroviamo con gli amici di Camminare In Camper e con loro abbiamo in comune l'interesse della passeggiata con le scoperte di luoghi ricchi di cultura. Questa volta raggiungiamo la Valle Varaita, dopo aver fatto una sosta nella bellissima Saluzzo, per salutare amici che non vedevamo da tempo.
Bellino è l'ultimo comune in fondo alla valle raggiungibile dopo la biforcazione di Casteldelfino e subito il torrente Varaita ci accompagna tumultuoso in un paesaggio verdeggiante. 
Prima d'incontrarci con tutti gli amici, cogliamo l'opportunità della bella giornata per percorrere con il nostro scooter la vallata dove a Castedelfino si biforca, da una parte arriva fino a Bellino, dall'altra raggiunge la Francia. La strada si snoda panoramica sempre più in quota in quella che nell'ultimo giro d'Italia é stata una tappa di montagna sino al Colle dell'Agnello. Prima di arrivare alla frontiera italo-francese facciamo sosta a Chianale tra I Borghi Più Belli D'Italia. Un borgo integrato tra le acque del torrente Varaita il cui ponte in pietra divide l'abitato. La piazzetta con la fontana, le case con tetti di ardesia, tipici delle zone alpine di Piemonte e Valle d'Aosta, i balconcini fioriti, fanno venire voglia di passeggiare tra le viuzze per scoprire angoli caratteristici di una vita montana scandita da un lento scorrere del tempo. Ripreso lo scooter continuiano la salita che, sempre più in alto, arriva a sfiorare l'ultima neve dell'inverno passato.  Il valico del Colle dell'Agnello raggiunge i 2748 mt, il paesaggio è molto aspro e desolante, ma una volta arrivati si ha un'ottima visuale dei due versanti con un panorama mozzafiato. Da lassù si può vedere il serpentone di una strada che si è appena percorsa e che ora si deve riprendere per il ritorno. 

La borgata è una dimensione architettonica di questi luoghi: piccoli raggruppamenti di case rurali dove un tempo gli abitanti svolgevano attività attinenti all'agricoltura. Il vallone di Bellino conta dieci borgate (tra cui Borgata Chiesa, Borgata Celle, Borgata Chiazale, Borgata Fontanile) ognuna delle quali può avere anche storie diverse, ma sempre accomunate dalla lingua: l’occitano, o da una storia antica (la presenza ancora oggi di simboli celtici) oppure il fatto stesso di poter essere una comunità fino a quarant’anni fa autosufficiente.
Dopo una lunga passeggiata che dal punto della sosta camper arriva a Borgata Chiesa, incontriamo Mirella, un’insegnante elementare nata in valle che ci affascina con i suoi racconti. Dalla Borgata emerge il campanile romanico e proprio qui ha avuto sede la prima chiesa. Intorno sono raccolte case storiche molto ben ristrutturate su un impianto stradale acciottolato e caratteristico del luogo. Molto importante è stato il contributo della Comunità Europea che ha
creduto nell’importanza della rivalutazione di questi luoghi. Ora i borghi si sono spopolati dei vecchi abitanti e se un tempo la sola borgata Chiesa contava 35
famiglie e due scuole ora, in tutto il comune, vi sono solo 107 residenti. La ristrutturazione delle vecchie abitazioni porta in valle turisti e vacanzieri.
Entriamo nella chiesa di San Giacomo sorta nel 1300, su un’area pagana e la Cappella di Sant’Antonio, protettore degli animali, è sicuramente la parte più antica di tutto l’edificio e ne è testimonianza la pavimentazione originaria e
il fonte battesimale in pietra.
Esternamente percorriamo il perimetro della chiesa e lo sguardo si sofferma su sculture di reimpiego incastonate nella muratura a testimonianza di antiche
divinità pagane. Arrivati presso il cimitero una croce in ferro su un capitello ricorda la pericolosa valanga che nel 1872 colpì pericolosamente la chiesa.
Il Forno comune era un elemento centrale della comunità, perchè un tempo i paesani facevano il pane in casa e poi lo cuocevano nel forno centrale. Ora ha ancora l’allestimento di un tempo e durante le rievocazioni storiche è perfettamente funzionante.
La passeggiata continua, tra i ricordi d’infanzia di Mirella e le storie familiari di una vita vissuta in borgata, con note di forte rammarico per un tempo che non tornerà più.
Da Borgata Chiesa raggiungiamo, attraverso un sentiero, la borgata di Mas de Bernard, luogo storicamente noto come sede dei notai fino al 1600. Essendo una vallata autosufficiente, non poteva certo mancare questa figura, che al tempo aveva molta importanza. La cosa curiosa è che il notaio stipulava anche contratti pre-matrimoniali.
Nel 1929 arrivò il collegamento con la luce elettrica nell’unica segheria del luogo. Raggiungiamo, in seguito, la casa-laboratorio di un anziano falegname che ci mostra con grande passione i suoi strumenti di lavoro nonché le sue curiose creazioni.
Girando nelle borgate è facile incontrare particolari architettonici curiosi, solitamente riservati ai portali delle chiese. Si tratta delle tètes coupèes, teste
antropomorfe utilizzate come elementi ornamentali e che ricordano un passato di tipo celtico. Ritenute sede dell’anima e dell’energia vitale della persona, la testa era anche un trofeo di guerra e un talismano contro le forze del male.
I prati ricchi di una fioritura primaverile inoltrata, ci colpiscono per particolari coltivazioni di erbe officinali.
La conoscenza e l’efficacia delle erbe incuriosisce molti di noi ed è per questo che con grande interesse ci fermiamo ad ascoltare una signora originaria di Bellino che vive in borgata da sempre e raccoglie fiori e piante per poi farle essiccare. Una passione iniziale è divenuta per lei un’attività vera e propria che si sta espandendo.
Il percorso a ritroso ci riporta di nuovo a borgata Chiesa e da qui a Fontanile. Fontane e lavatoi sono oggetti di arredo in questi borghi e punti di riferimento in una borgata, come poteva essere il forno. La loro caratteristica è quella di essere realizzate in un unico blocco di pietra.
Fontanile ha viuzze piuttosto strette dove si affacciano case antiche che sono state costruite seguendo la pendenza della montagna e alcune di loro sono appoggiate alle altre sottostanti.
In questo ambiente agreste nasce un maneggio, che favorisce la visione e l’esplorazione delle borgate con il cavallo. Il solo passeggiare non è sufficiente per scoprire angoli nascosti e il fascino dell’equitazione in un ambiente montano crea un’integrazione perfetta tra uomo e natura.
La mattinata termina velocemente regalandoci gradevoli ore di sole, cosa che purtroppo non accade il pomeriggio.
Piove parecchio, ma non ci scoraggiamo e raggiungiamo comunque Borgata Celle, dove ci attende Alberto Andreis, Presidente dell’Associazione Astrofili Bisalta.
Passeggiare in questo borgo incantato ci fa rivivere tempi lontani, quando artisti rupestri catturavano il sole per leggere l’ora.
La scienza gnomonica è molto affascinante e qui a Bellino i quadranti solari restaurati sono ben trentatré, oltre ad altri tre quadranti di nuova costruzione. Questo straordinario repertorio di tradizione locale è datato tra il 1735 e il 1934 e si è a conoscenza di altri reperti non accessibili o non ancora recuperati.
Dapprima l’ombra delle montagne circostanti, poi il sole che spunta dalle vette, i cieli notturni che, in questo ambiente rarefatto, permettono di vedere una miriade di stelle e poi....gli orologi solari.
Nelle borgate di Bellino c’è veramente tutto e l’ambiente è assolutamente suggestivo.
Dopo l’esplorazione delle meridiane, ci rifugiamo nel Museo del tempo e delle meridiane.
Lo spazio è ospitato nella vecchia Scuola di Celle, recuperata mantenendo le caratteristiche volte in pietra e ricostruendo un antico pavimento in legno. Sono stati realizzati 3 ambienti, così suddivisi:

- “La volta delle stelle” dov’è riprodotta la costellazione dell’Orsa Minore;
- “La volta della gnomonica” dove sono esposte riproduzioni di strumenti di misurazione del tempo, mentre i pannelli illustrano la lettura pratica degli orologi solari; 
- “La volta di Bellino” dove si possono scoprire le tradizioni, gli usi, l’architettura locale e conoscere il paese attraverso immagini fotografiche e un video che racconta la vita quotidiana della comunità nei vari periodi dell’anno.

Successivamente ci trasferiamo nella sala polivalente, dove ci gustiamo un tè caldo e ci prepariamo ad ascoltare Andrea che ci parlerà delle “stelle”... dal momento che stasera non riusciremo sicuramente a vederle dall’osservatorio.
Andrea è molto preparato, appassionato e simpatico. Riesce a catturare la nostra attenzione, presentandoci un video molto interessante che racconta la storia della scoperta della luna.
Era il 21 luglio 1969 quando Neil Amstrong, titubante, sull’ultimo gradino della scaletta del Lem Aquilà disse: “Ora scendo. Sarà un piccolo passo per un uomo, ma un gigantesco passo per l’umanità”.
Dopo il primo sbarco sulla luna, ne seguirono altri e non abbiamo ancora finito di esplorare il cosmo.
Dopo il video si inizia a parlare di stelle, della loro origine, della loro luce, della loro grandezza e si vedono delle foto bellissime “astrofotografie”, scattate dai soci esperti dell’Associazione Astrofili Bisalta
E anche il pomeriggio scivola via e, senza fatica, arriva l’ora di cena.
In un battibaleno la sala polivalente si trasforma in ristorante. Arrivano i viveri e gli addetti ai lavori ci servono il “menù stellare”. Tutto ottimo, dagli antipasti alla torta!
E’ domenica mattina e ci attende un cielo leggermente nuvoloso.
L’intenzione è quella di raggiungere l’osservatorio astronomico, che si trova tra le borgate Celle e Chiazale, per conoscerlo e per sperare in una piccola schiarita che ci permetta di vedere il sole. Ovviamente lo raggiungiamo a piedi e vediamo la struttura costruita in legno e pietra. Alberto provvede all’apertura del tetto e ci fa accomodare all’interno. Ci spiega che il sito gode di condizioni di oscurità del cielo eccezionali a causa della particolare conformazione delle montagne in cui è immerso. Le aperture sono programmate durante tutto l’anno e permettono di osservare un cielo notturno straordinario. Ovviamente la struttura è dotata di un prestigioso telescopio Celestron c14. La spiegazione tecnica di funzionamento di un telescopio è parecchio complicata ma, approfittando di un’apertura momentanea del cielo... riusciamo ad osservare il “sole “ attraverso lo strumento ed anche a occhio nudo, con l’ausilio di appositi occhialini di protezione.
E’ terminata anche questa mattinata e si rientra ai camper.
E’ pur vero che il tempo non è stato molto dalla nostra parte, ma siamo comunque riusciti ad imparare cose nuove e il nostro rientro a casa, ormai inevitabile, sarà ricco di ricordi bellissimi.
Non siamo riusciti a dormire sotto un cielo di stelle, ma lo abbiamo immaginato.

A volte, di notte, dormivo con gli occhi aperti sotto un cielo gocciolante di stelle.
Vivevo, allora.
(Albert Camus)

Di Anna Maria Zandomeneghi e Anna Maria Luciano

SIENA nella XIII giornata del Trekking Urbano (31 Ottobre 2016)

Una passeggiata in una città come Siena assume un'importanza maggiore quando a sostenerla sono i numerosi volontari che si sono messi a disposizione in questa giornata nazionale del Trekking Urbano. Noi, che il camminare esprime al meglio la nostra conoscenza dello scoprire, abbiamo accolto questa grande opportunità di un turismo lento ma carico di emozioni. 

Arriviamo a Siena dopo aver percorso strade e borghi in quella che è la Toscana più bella, accompagnati da un paesaggio autunnale dai mille colori e gradazioni che vanno dal rosso intenso fino ad arrivare al giallo dei vigneti ormai spogli d'uva, al verde degli ulivi con l'ormai tarda raccolta delle olive. Borghi arroccati sopra colli, dove si è attratti da sagre e feste per far conoscere ed esaltare tradizioni antiche di castelli, dame e cavalieri. E, in tutto questo non può certo mancare un'arte gastronomica di sapori genuini.
Siena da' appuntamento nella Piazza del Campo accompagnati da un'animazione musicale. Il tema di quest'anno non poteva che essere dedicato al Giubileo della Misericordia e, in un percorso predefinito i luoghi della spiritualità e dell'accoglienza ne fanno un punto di forza.
In una città dove le diatribe tra guelfi e ghibellini sono state aspre, un personaggio come Dante ne fa riferimento su lapidi con citazioni storiche. Nello stesso tempo, però, la città si trova anche lungo il tracciato della Via Francigena per cui l'assistenza e la sfera dei sentimenti di carità cristiana verso coloro che arrivano da lontano, creano una rete di accoglienza che coinvolge la cittadinanza intera. Ecco che nascono le contrade che all'inizio avevano una funzione di assistenza e che poi si integrano nella città per avere una sorta di dominio.
La tappa al Duomo ricorda il primo Giubileo indetto da Papa Bonifacio VIII nel 1300. Con l'indulgenza plenaria, cioè la remissione dei peccati per coloro che si pentivano, si voleva dare inizio ad una prassi con scadenza centennale. La notizia e la divulgazione di questo avvenimento è citata sopra il portale destro del Duomo e solamente tre città in tutta Italia ne davano notizia: Siena, Firenze e Padova. Di fronte al Duomo, un'edificio accoglieva, con spiritualità e devozione medica, i pellegrini e i malati. Santa Maria della Scala fondata dai canonici della cattedrale è stato un ospedale fino al 1989. La sua gestione praticata dal clero e dai laici, dopo la peste del 1300 ebbe un'enorme fortuna dovuta a grandi donazione su cui ha sempre potuto sopravvivere. Nelle grandi “camere” che ospitavano i malati, tra il 1441 e il 1444 sono stati dipinti affreschi che raccontano scene di attività dello Spedale o Pellegrinaio, com'era chiamato a quel tempo. 

In un'ampia sala è dipinta la Madonna della Misericordia o del Manto, proprio per l'ampio mantello che accoglieva coloro che necessitavano di carità e assistenza. Usciamo, e il percorso si snoda tra strade senesi più nascoste e meno frequentate dal turismo di massa per arrivare all'Arciconfraternita della Misericordia di Siena in via del Porrione. Nata anch'essa come una istituzione caritatevole dedita ai più bisognosi, a tutt'oggi esprime in questa direzione il proprio impegno. L'Oratorio non è altro che una piccola chiesa che richiama l'attenzione come sede storica della compagnia fondata dal Beato Andrea Gallerani. Curiose sono le lettighe d'epoca e le testate delle bare dipinte. Un piccolo museo ricorda Brandano da Petroio che convertitosi al cristianesimo, dopo una vita dissoluta, diventò profeta.
Superato l'Oratorio di San Girolamo arriviamo alla Basilica di Santa Maria dei Servi, su un colle da cui abbiamo una visione panoramica di tutta Siena. La Basilica fu costruita all'interno delle mura dall'ordine dei servi di Maria. I Serviti erano laici che dopo aver abbandonato la vita comune si ritirarono a penitenza, vivendo della carità cristiana ai margini della società. La loro missione riguarda “solo rapporti di pace, di misericordia, di giustizia e di amore costruttivo”.
Continuiamo il percorso per arrivare alla Chiesa di San Raimondo al Rifugio, importante edificio religioso voluto dalla Famiglia Chigi come Congregazione per le Povere Abbandonate. Voluta da Aurelio Chigi, qui sepolto, con il susseguirsi degli anni si è arrivati a Papa Alessandro VII, il quale commissionò all'archiretto Giovannelli la nuova facciata in stile barocco. All'interno opere senesi di autori dell'epoca con richiami alla vita di San Galgano. Tra vicoli e storie curiose raccontate dalla nostra guida, ci inoltriamo in uno dei quartieri che a suo tempo fu presidiato da spagnoli e lanzichenecchi quando invasero Siena. La Basilica di San Provenzano, prende il nome dalla famiglia che qui vi abitava. La Madonna è festeggiata ogni anno il 2 luglio, fin dal 1656, con il palio. Il drappellone viene portato in piazza del Campo il giorno della carriera e, dopo la corsa, la contrada vincitrice, seppur per pochi minuti, riporta il “cencio” in chiesa per ringraziare, nel più totale giubilo dei contradaioli, la Vergine di Provenzano. All'interno è conservata la reliquia della Vergine scampata dopo la bravata di un archibugiere, che sparando contro un'immagine sacra posta su una facciata delle case della piazza, morì anch'esso per mano della sua stessa arma. La statua collocata da Santa Caterina, fu molto venerata dai cittadini e ad essa si attribuirono diversi miracoli, tantochè venne istituito anche un “anno dei miracoli”.
La giornata sta per terminare e nell'imbrunire ci avviamo verso l'ultima tappa di questo bellissimo percorso giubilare. La Basilica di San Francesco situata nella piazza omonima, e nella contrada del Bruco, è sicuramente una delle più importanti di Siena. Le comunità francescane, che lavoravano la seta, nel 1226 dopo la morte del Santo arrivarono a Siena e costruirono la Basilica. 

Se fin dall'inizio aveva un aspetto romanico,  con il susseguirsi degli anni ha avuto numerosi ampiamenti per cui ora il suo stile è gotico. Le grandi opere si vedono fin dall'esterno con il rosone di Francesco di Giorgio Martini. L'interno a navata unica in marmo a fasce bianche e verdi conserva opere del senese Ambrogio Lorenzetti. In una cappella del transetto un affresco staccato dalla Sala Capitolare del Convento, raffigura  San Ludovico di Tolosa che si congeda da Papa Bonifacio VIII colui che istituì il primo Giubileo della storia. Alla Basilica è legata la Storia del Miracolo Eucaristico di Siena. Si racconta che nel 1730 fu rubata la Pisside che conteneva 351 Ostie Consacrate. Dopo tre giorni le ostie furono ritrovate nella Chiesa di San Provenzano all'interno del cesto dell'elemosine, probabilmente abbandonate dai ladri sacrileghi. Dopo averle ripulite e autenticate come le ostie rubate, furono riportate nella Basilica, dove erano state portate via. La popolazione esaltò con preghiere e canti il ritrovamento, e col passare degli anni le Ostie Sacre mantennero inalterato il suo stato iniziale nonostante i periodici controlli di conservazione. La devozione per questo Miracolo viena omaggiata in molte occasioni religiose durante tutto l'anno.
Con questa ultima tappa del percorso senese ci congediamo e… attendiamo il prossimo appuntamento per una nuova giornata di Trekking Urbano, magari alla scoperta di un'altra città.

sabato 12 novembre 2016

VIGNOLA – Festa dei ciliegi in fiore 1-2-3 Aprile 2016

Conoscevamo Vignola da tempo, ma il nostro desiderio era quello di poterla visitare nel periodo della fioritura dei ciliegi. L’occasione è arrivata quando l’Amministrazione Comunale si è dichiarata lieta di accoglierci e ci ha consigliato di consultare i camperisti di Vignola, riuniti nell’efficiente Camping Club dei Castelli, per tutto quello che riguardava l’organizzazione dell’uscita stessa. Ci è parsa subito una buona opportunità per esplorare insieme a loro questa terra emiliana ricca di storia di Signorie e di uomini che, con le loro idee sempre innovative, hanno lasciato un segno profondo nella nostra Italia.

Vignola è un comune che si estende su un piccolo territorio, ma è molto conosciuto per la grande produzione di ciliege, seppure anticamente erano i vigneti a coprire queste terre! La prima ciliegia era la Moretta di Vignola, piccolina e dolcissima. Ora molte sono le qualità che si trovano sul mercato ed è sempre una grande festa quando i ciliegi si coprono di fiorellini e colorano di bianco le vallate e i giardini. E' l'inizio della primavera ….
Dopo essere arrivati nell'ampio parcheggio immerso nel verde, messo a disposizione dal club di camperisti locali, ancora una volta abbiamo potuto conoscere nuovi amici arrivati da lontano e con loro abbiamo condiviso l'esperienza di questi tre giorni.
Grazie a Giancarlo, un camperista vignolese doc, abbiamo passeggiato ascoltando le  storie antiche e  recenti  della città.
Il sabato mattina raggiungiamo il Teatro Ermanno Fabbri.
Anche qui, come in altri luoghi, la strada racconta.... su  pietre pavimentali leggiamo  frasi di uomini dello spettacolo che sono state trascritte per trasformare l'ambiente in uno scrigno a cielo aperto che ci fa conoscere l'arte in ogni suo aspetto.
L' MCM non è altro che l'acronimo di Museo del Cinema Marmi allestito all'interno di questo Teatro, un tempo cinema di paese, che poi la modernità ha portato alla chiusura.
La Famiglia Fabbri acquisì l'immobile dal comune di Vignola, dopo un appalto pubblico, trasformandolo in un teatro ipertecnologico.
Una grande macchina da presa di epoca passata invita all'ingresso nelle sale dove sono esposti molti reperti cinematografici, che Antonio Marmi ha raccolto durante la sua vita. La collezione è molto ricca di macchine, strumenti che precedono le prime proiezioni dei fratelli Lumière, ma anche oggetti personali, come il “famoso” cappello di Federico Fellini. E' sicuramente un museo curioso  e coinvolgente, che trasmette la passione di un uomo innamorato del cinema.  Tutte le attrezzature cinematografiche  esposte sono state  ripristinate e sono tutte perfettamente funzionanti.

Usciti dal teatro raggiungiamo Villa Tosi Bellucci, sede dell'amministrazione comunale. All'interno di un ampio giardino con statua centrale proveniente da un'altra piazza di Vignola , la villa accoglie presso la torretta dell'Orologio, l' Acetaia Comunale. Nell'ingresso dell'immobile, riccamente affrescato, spicca lo stemma araldico: un tronco secco di gelso e stralci di vite con uva rossa. Una scala stretta “alla marinara” ci conduce fin alla torretta e qui, in una piccola stanza, alla temperatura ideale, caldo d'estate e freddo d'inverno, viene ospitato il prezioso aceto balsamico. L'insieme delle batterie è formato da botticelle costruite con  legni diversi: castagno, rovere, frassino, ciliegio e per tradizione ginepro. Sono tutte piccole e contengono il mosto proveniente da uve di trebbiano, lambrusco e lancellotta.
Il rappresentante della Consorteria di Spilamberto, con il suo emblema del tragno appeso al collo,  racconta di un procedimento molto accurato e meticoloso che si svolge nel tempo per arrivare con anni d'invecchiamento ad un aceto DOP, come dev'essere un aceto balsamico tradizionale. Dalle più grandi botti, chiamate badesse, si estrae la quantità che va a riempire la prima botticella e via via fino all'ultima. Un'altra batteria seminascosta e nettamente separata, raccoglie l'aceto balsamico di mele.
La visita è terminata e tutti ripercorriamo la via del ritorno per prepararci alla consueta passeggiata.

Nel pomeriggio il gruppo s'incammina per un tratto lungo il fiume Panaro, per poi risalire la collina di Vignola e ammirare dall'alto i lunghi filari di frutteti di ciliegi. Gruppi di borghi antichi ristrutturati, vie nascoste e ville poste a dominare la valle, s'incontrano prima di arrivare al Santuario della Madonna della Pieve. Molto amato dai vignolesi perché da sempre è la loro chiesa Madre, l'edificio risale ai tempi dei Longobardi e, dopo crolli e ricostruzioni, rimane di antico solo l'abside romanica. La passeggiata continua insieme all'amico Giancarlo che durante il percorso ci racconta aneddoti di vita del suo paese. Concludiamo  la serata  con una cena festosa preparata e consumata nella sede del Club vignolese, con piatti della cucina emiliana. E' un bel momento di aggregazione per i due gruppi che hanno molto in comune da condividere.
La domenica è la giornata della grande festa e il centro storico si anima ….
All'esterno delle mura spiccano due torri del 1400, mentre all'interno dell'ampia piazza ci apprestiamo a visitare Palazzo Barozzi e la Rocca.
Il palazzo signorile è collocato dove un tempo c'era l'antico borgo di Vignola. La famiglia Contrari, che ebbe in concessione il feudo dagli Estensi di Ferrara,  pensò di costruire una nuova residenza fuori dalla rocca dando l'incarico all'architetto Barozzi per la progettazione. Giancarlo ci racconta le vicissitudini , anche un po' romanzate, del palazzo e delle famiglie che negli anni si sono succedute, fino ad arrivare ai giorni nostri. L'attuale proprietario dell'immobile non è altro che la Parrocchia dei SS. Nazario e Celso di Vignola. Successivamente al corpo centrale del Palazzo, intorno alla seconda metà del 1500, sono state costruite due strutture laterali che abbracciano l'ampio giardino. Lo scopo era di inserire all'interno dell'ala sud-ovest una scala per raggiungere le sale del primo piano.
La scala a chiocciola a struttura elicoidale autoportante è unica nel suo genere e l'effetto che tutti noi abbiamo nel percorrerla è straordinario. Mano a mano che saliamo ci rendiamo conto della maestosità e dell'ingegno che il Barozzi ha avuto nell'idearla. E' come essere dentro un'opera d'arte, noi partecipi e protagonisti di un grande evento. Meravigliosa emozione! Usciti dal palazzo attraversiamo piazza Contrari per incamminarci sotto la loggia dell'antico mercato dove un'antica meridiana del 1800 ci colpisce per la sua particolarità. La guida ci attende per condurci all'interno della Rocca. Al pianoterra, dove si svolgeva la vita pubblica della corte, affreschi di stemmi e imprese raccontano  numerose vicende delle famiglie che nei secoli hanno abitato il castello. Ma lo stemma dei Contrari padroneggia ovunque: l'aquila e il fuso, come anche dipinti curiosi di bimbi disegnati “contrari”. Nel piano nobile la famiglia svolgeva la propria vita privata per cui le rappresentazioni richiamano disegni di dame, colombe, o cani da caccia. La Rocca è un'intricato susseguirsi di saloni e stanze dove la quotidianità dei signori conviveva con la vita militare dell'esercito. Ecco che torri e rocchette difendono il castello da assalti esterni. Un camminamento di ronda originariamente scoperto con code di rondine, collega le torri e ospitava le guarnigioni. Non può certo mancare la Cappella con affreschi anonimi della vita di Cristo dopo la morte.
Uscendo dal castello spicca proprio di fronte a noi la bella Torre Nonantolana .
Era il mastio della rocca e seppur risalente al tredicesimo secolo è stata elevata più volte e i
rimaneggiamenti sono visibili ancora oggi. Da un'attenta osservazione possiamo vedere che essa era riccamente dipinta con colori vivaci ora visibili solo in alcuni punti.
La mattina volge al termine e lungo viale Mazzini è allestito il mercato floreale, mentre all'interno del vecchio mercato gli stand attirano la nostra curiosità con i prodotti tipici locali. Tutti insieme ci fermiamo ad  assaggiare un burlengo ….una friabile pasta salata, accompagnata  da un buon bicchiere di lambrusco.
La domenica pomeriggio è allietata dalla sfilata dei carri addobbati da rappresentazioni i cui temi vanno dalla storia, alla mitologia alla leggenda. Bambini e adulti intrattengono con lanci di fiori, caramelle e gadget tutti quelli che partecipano al divertimento collettivo.
Gli amici del gruppo ritornano a casa sicuramente arricchiti di emozioni e contenti di aver conosciuto nuove realtà con cui confrontarsi. ...e al prossimo incontro