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domenica 15 maggio 2016

MALTA: UNA PERLA DEL MEDITERRANEO (21-26 Marzo 2016)

Presa l'occasione delle vacanze pasquali, abbiamo scelto di trascorrere qualche giorno a sud, in una delle più belle isole del Mediterraneo: Malta. Il volo da Bergamo è durato un paio d'ore e in poco tempo abbiamo raggiunto l'aeroporto di Luqa, nelle vicinzanze della capitale La Valletta. Qui abbiamo noleggiato un'auto con cui ci siamo spostati all'interno dell'isola. Il nostro hotel (Pergola Club Hotel & Spa) si trovava a nord, nella cittadina di Il-Mellieħa, un piccolo centro abitato in collina con meravigliose viste panoramiche sulle vicine isole di Gozo e Comino.  
La Valletta e dintorni 
La prima tappa è la capitale La Valletta, patrimonio dell'UNESCO dal 1980 e futura Città Europea Capitale della Cultura 2018. Dopo aver parcheggiato in un ampio garage sotterraneo presso il terminal dei bus dove si trova la Triton Fountain, entriamo dalla porta principale. 
La capitale si presenta come un agglomerato fortificato, dove imponenti bastioni seguono il perimetro della penisola Sceberras su cui la città è situata. Entrando sulla Via della Repubblica, alti bastioni color del tufo ci aprono la vista su grandi palazzi eleganti, negozi e bar dalle varie influenze, da quella anglosassone a quella italiana e anche in alcuni tratti a quella araba. Essendo una penisola, passeggiando tra le vie si può scorgere il mare da entrambi i lati, un mare stretto che si affaccia su altre porzioni di terra altamente costruite. L'agglomerato de La Valletta è un insieme di penisole fortemente abitate di vecchie e nuove costruzioni che rendono il paesaggio pieno, ricco, un concentrato di vita antica e moderna che ha attraversato secoli di storia. 

Per assaporare meglio la città e allo stesso tempo vederla da una diversa prospettiva, abbiamo percorso il perimetro in carrozza a cavallo, da Forte Elmo fino all'ingresso da dove eravamo partiti, su Via della Repubblica. Il freddo era pungente e la mezz'oretta a cavallo è stata anche una piccola scusa per riscaldarci un po'. Usciti dalla città e prima di tornare verso l'albergo, ci fermiamo a Vittoriosa, una delle”Tre Città” (Vittoriosa, Cospicua e Senglea), che salutano Valletta dal lato opposto del porto. Vittoriosa è l'ultima prima del mare aperto quindi ospita una grande marina dove sono ormeggiati enormi yatch lussuosi e da cui si gode La Valletta da un'angolazione particolare. Tuttavia, la più famosa prospettiva di Valletta si ha da Sliema, un altro sobborgo della capitale, forse il più moderno, con alte palazzine residenziali e centri commerciali. Attard, insieme a Balzan e Lia, uno dei cosiddetti “Tre Villaggi”, è l'ultima nostra tappa nei dintorni di Valletta. Essendo tardo pomeriggio riusciamo solo a visitare il Palazzo di Sant'Antonio, attualmente adibito a residenza del Presidente di Malta ma i cui bellissimi giardini sono aperti al pubblico. Piccola oasi di pace nella trafficata zona della capitale, i giardini barocchi ricchi di fiori del palazzo di Attard sono una piacevole camminata di fine giornata al tramonto.
 
Mdina
 
Antica capitale fino a quando l'Ordine di Malta arrivò nel 1530 e si spostò vicino al mare, Mdina è una splendida città riccamente fortificata.
Dalla strada vediamo la cittadina in alto e rimaniamo incantati. La bellezza sembra quasi irreale, tanto che ci fermiamo a scattare qualche foto. Immersa da una natura mediterranea, dalla sua altezza può dominare l'intera isola. Alla città si accede dopo aver attraversato un ponte di pietra sopra un fossato anticamente scavato dagli arabi, e la porta introduce subito nella Città Vecchia. Tra gli intricati vicoli stretti si aprono piazzette ricche di edifici nobiliari da uno stile tra il barocco e il medioevale.  Si dice che a Mdina vivano poche centinaia di persone mentre sono numerosissimi i turisti che ogni giorno gironzolano tra le vie.

Mosta
 
A pochi chilometri da Mdina verso nord-ovest, Mosta è un ampio centro abitato ben riconoscibile anche da lontano, data la famosa cupola della Rotonda che emerge nell'ampia pianura maltese.
La chiesa  dedicata a Santa Maria Assunta, è ispirata al Pantheon di Roma, in quanto è costituita da un'unica sala rotonda sopraelevata da una gigantesca cupola decorata, quarta per grandezza in Europa. Per le festività pasquali la chiesa è in gran fermento, gruppi di fedeli stanno preparando gli allestimenti della processione del venerdì santo. La cristianità nell'isola è molto sentita e questo evento del martirio di Cristo viene molto predicato. In ogni centro, anche nel più piccolo, la Settimana Santa segue dei riti ben precisi e non è difficile imbattersi in cappelle o chiesette dove i credenti si riuniscono per partecipare alle funzioni religiose.
 

Dingli
 
Con l'auto siamo arrivati a sud-est dell'isola dove una strada percorre dall'alto le scogliere di Dingli. Si può arrivare fino a scorgere la profondità delle acque perchè siamo ad una altezza di 250 metri sul livello del mare. Lo strapiombo è molto forte e il panorama mozzafiato. Una cappelletta dedicata a Santa Maria Maddalena ruba la nostra attenzione e all'interno è allestita una sorta di ultima cena con i cibi della tradizione maltese e scritte in lingua locale che attraggono per la profondità del loro significato molto religioso.  

San Pawl il-Baħl
 
Questo centro lo attraversiamo spesso ogni qualvolta percorriamo la strada che da Mellieħa porta verso il centro dell`isola.
La strada costiera da cui lo si raggiunge abbraccia con una serie di curve l'ampia baia e per poterlo visitare, deviamo e ci inoltriamo nel lungo promontorio. Esso è suddiviso in due quartieri: Bugibba e Il Qawra e pare che fino a qualche tempo fa non fosse altro che un arido promontorio roccioso, mentre in pochi anni si è trasformato in una ricca zona turistica.
Il lungomare è infatti una bella passeggiata dove hotel, club, lidi, negozi, ristoranti e bar sono ora molto silenziosi, mentre d`estate saranno sicuramente molto animati di giovani turisti.

Marsaxlokk e il Sud

Una visita al sud dell'isola non può certo mancare. Marsaxlokk si raggiunge dopo aver attraversato il caotico interland di La Valletta e ci accoglie con un porto molto colorato e spettacolare. Questo tradizionale villaggio di pescatori abbraccia l'ampia baia con una lunga file da casa affacciate sul mare tutte di colori diversi. Un tempo si diceva che i pescatori quando arrivavano dalla pesca riconoscevano dal colore la propria abitazione. Sul lungomare un mercatino anima l'abitato mentre i “luzzo”, coloratissimi pescherecci,  attirano l`attenzione. Siamo lontani dal caos della grande città, qui il tempo è scandito dal lavoro dei pescatori mentre puliscono le reti, o dai bambini che giocano in piazzetta o dai vecchietti che se la raccontano.
Il porticciolo è un approdo per molte barche e l`atmosfera che si crea è magica. Ci fermiamo in uno dei tanti ristorante per gustare un buon pranzo a base di pesce. Oggi non è domenica, per cui non possiamo essere partecipi del mercato del pesce che ogni settimana vede animare il borgo e dove i pescatori vendono il pescato direttamente urlando il prezzo del pesce, come si faceva un tempo.
In questa breve vacanza maltese abbiamo potuto assaporare alcuni dei luoghi più caratteristici dell'isola, ma certamente sarà da ritornare in futuro per scoprire altre  realtà. L'isola di Gozo e Comino non si è potuta vedere anche per il tempo che non è stato molto clemente, il forte vento ha impedito la traversata nell'arcipelago. Sarà sicuramente per la prossima volta.
CURIOSITÀ SU MALTA

La guida è a destra, come nel Regno Unito. Per cui molta attenzione alle rotonde.
L'isola è densamente abitata e tutti usano la macchina anche se i trasporti pubblici funzionano molto bene. Noi che abbiamo preferito prendere una macchina a noleggio per muoverci meglio e in autonomia, ci siamo trovati spesso in coda o in mezzo ad un traffico caotico specialmente in prossimità di La Valletta o nel suo immediato interland. In queste aree si ha molta difficoltà a distinguere i vari borghi perchè è tutto un agglomerato di villaggi. Inoltre la segnaletica stradale è molto scadente e i nomi delle città si trovano spesso nella lingua locale. Per cui, anche se si è muniti di una buona carta stradale, molte volte bisogna chiedere la direzione da prendere. A volte le indicazioni stradali si trovano proprio in prossimità delle rotonde per cui si è impreparati sulla direzione.
La lingua italiana è molto diffusa, in linea di massima la parlano tutti, anche l'inglese è molto conosciuto. Il Malti è invece la lingua dai locali.

Per vedere il nostro FOTO ALBUM clicca qui

 

lunedì 7 marzo 2016

VENEZIA - Una giornata insieme a buona musica (11 ottobre 2015)

Già da anni il coro I cantori del Caldone partecipa ad eventi musicali d'alto livello in Italia e all'estero ed io in molte occasioni li ho seguiti per ascoltarli. Ma questa volta, a Venezia, si sono superate tutte le aspettative. 

I cantori del Caldone nascono 38 anni fa in un piccolo paese della Pianura Padana nella provincia di Mantova. Il nome “Caldone” viene adottato in quanto a Cerlongo, loro sede, passa un torrente dalle acque calde, che nasce come sorgiva ai piedi delle colline moreniche. Il motto inciso nello stemma del coro “Amicitia voix et praeterea nihil”, ha portato in tutti questi anni un susseguirsi di amici che insieme hanno cantato e condiviso emozioni. Questo evento a Venezia è stato preparato con il contributo di Verona Garda Estate, dedita all'accoglienza e all'organizzazione di manifestazioni musicali con cori provenienti da tutto il mondo. La giornata è iniziata con un bellissimo sole autunnale ancora caldo e il coro con tutti gli amici accompagnatori arrivano in pullman a Venezia di buon mattino pronti ad incamminarsi verso la Basilica dei Frari, dove avrà luogo la  prima esibizione musicale. 

I coristi e Nerile, la loro maestra, si ritrovano davanti al sagrato e, presi dall'entusiasmo del momento, cominciano ad intonare alcuni brani. Un folto gruppo di turisti si ferma incantato ad ascoltare le magnifiche melodie che avvolgono l'intera piazza. Alcuni interessati si fermano a chiedere informazioni. Arrivato il momento di entrare in Cattedrale l'emozione è fortissima. Il coro si prepara e la maestra inizia a dare le prime note dei canti che accompagnano la Messa. La musica avvolge quel luogo sacro come in un incanto. La platea ascolta silenziosa con attenzione fino a quando, ai piedi dell'altare maggiore sotto la Pala del Tiziano, il gruppo si pone per esibirsi in concerto. L'esibizione è perfetta e il gruppo si allontana lungo la navata centrale della Basilica verso l'uscita. Il gruppo si ricompatta e dopo una breve passaggiata lungo le calli arriva al ristorante per un momento conviviale. Il programma del pomeriggio è molto ricco ed inizia con l'arrivo al Teatro Fenice dove ci attende il Direttore artistico Fortunato Ortombina

Di origini mantovane, e più precisamente goitesi, ci accoglie con molto entusiasmo nel teatro “più bello del mondo”. Dopo l'incendio del 1996 è stato ricostruito secondo il motto “com'era e dov'era” ed in effetti, l'impatto è abbagliante. Dallo scalone d'onore si raggiunge una delle Sale Apollinee riccamente decorate con stucchi dorati e imponenti lampadari di mille luci, mentre l`emozione più forte si prova all`ingresso della Sala Teatrale: cinque ordini di palchi ricostruiti com'erano prima dell'incendio ma ancora più dorati e luminosi. Ci accomodiamo per ascoltare i nostri coristi esibirsi. Nerile è molto emozionata. Lei, giovane soprano e concertista, accompagna il gruppo in alcuni canti, attenta e sicura in quel grande Tempio della musica. Usciti dal teatro i coristi s'intrattengo con il maestro Ortombina per un ultimo saluto e ringraziamento, e poi c'incamminiamo tutti verso Piazza San Marco. Alle diciotto il coro ha un nuovo appuntamento in Basilica di San Marco per accompagnare la Santa Messa. 

Non appena entrati i nostri coristi prendono posto nell'abside, dove si trova l'altare, pronti e preparati per arricchire la cerimonia con canti religiosi. Nell'attesa, noi tutti ci guardiamo attorno affascinati e incantati dal luogo in cui ci troviamo. Lo spazio è ricco di suggestioni, i mosaici bizantini dorati sono l'elemento dominante e coprono ogni parete, le cinque cupole che sovrastano l'altare e le volte della basilica. La Messa inizia e i canti catturano i fedeli che ascoltano con rigoroso silenzio. La luce soffusa che entra dall'alto e la musica che avvolge il luogo sacro, crea un'atmosfera mistica. Le parole dei sacerdoti, gli intervalli canori, le risposte dei fedeli, e di nuovo musica... L'esperienza di questa giornata è stata unica per i nostri Cantori e per tutti noi amici che insieme abbiamo provato grandi emozioni. Come disse Allain Leprest, cantautore francese, “La canzone è un’arte popolare che parla a tutti, serve come password tra me e te, tra noi e loro“.

domenica 1 novembre 2015

UNA GITA FUORI PORTA... BRIGHTON (6 Settembre 2015)

Eccomi ancora qui a Londra e insieme a mia figlia abbiamo pensato di trascorrere la domenica fuori città. 
Qualche giorno prima abbiamo prenotato il treno che ci avrebbe portato a Brighton. Le vacanze estive al mare in Italia erano appena finite che già sentivamo la mancanza di sole, per cui la decisione di passare una giornata al mare, ci è parsa una buona idea. Siamo partite la domenica mattina dalla stazione londinese di Blackfriars e in poco più di un'ora siamo arrivate nella cittadina di Brighton affacciata al Canale della Manica. Dai finestrini dei vagoni il susseguirsi di paesaggi agresti con piccoli villaggi e case sperdute tipicamente inglesi ha reso il tragitto molto piacevole. 
Ci stiamo dirigendo verso sud nella contea di East Sessex e la spiaggia di Brighton, molto frequentata soprattutto per la vicinanza alla capitale, è considerata “il mare degli inglesi”. Arriviamo al terminal della stazione e siamo praticamente in centro città. Percorriamo la Queen's Road, una lunga via su cui si affacciano bar e negozi molto eleganti, che ci porta direttamente al mare. In questa giornata di sole i turisti sono numerosi e la città è molto animata.
 Ben presto arriviamo sul lungomare King's Road dove imponenti hotel dominano la larga strada. Da qui si vede la famosa ed immensa spiaggia di Brighton, un lunghissimo arenile di sassolini, su cui qua e là sono appoggiati sdraio colorati che animano la monotona distesa di sabbia scura. In lontananza si comincia ad intravvedere il  Brighton Pier, principale attrazione della città. 
Si tratta di un lunghissimo pontile che si protende verso il mare aperto, dove sale giochi, luna park, ristoranti e gelaterie lo rendono un'attrazione perfetta per famiglie con bambini. Ci fermiamo proprio qui a pranzare, in un ristorante vista mare, o meglio "in mezzo al mare", che come specialità serve il tradizionale fish and chips, pesce e patatine fritte.

Riprendiamo la passeggiata e dopo aver attraversato strade e giardini raggiungiamo il Royal Pavillon. Questo originale edificio, simbolo della città, all'apparenza in stile indiano con guglie e cupole tondeggianti, fu costruito nel secolo XVIII da Giorgio IV come residenza estiva della famiglia reale. L'edificio è circondato da un'ampia area verde progettata dallo stesso architetto John Nash, e riportata all'antico splendore nel secolo scorso. I giardini sono stati concepiti come un tutt'uno con l'edificio e sono stati modellati come uno spazio naturale dove i sentieri seguono il percorso di alberi e arbusti. L'erba è lasciata volutamente alta per dare l'effetto di assoluta naturalezza. Il principe amava trascorrere qui le proprie vacanze con tutta la sua corte, e la cittadina inglese, che un tempo viveva di pesca,  dal XVIII secolo si è trasformata nella residenza estiva dell'aristocrazia londinese, e si è lentamente popolata di ville e residenze lussuose in stile georgiano. 

In queste ore centrali e più calde del giorno la gente si intrattiene volentieri nei giardini che sono piuttosto affollati, quindi noi li attraversiamo fino ad arrivare all'altro punto d'ingresso dove ci ritroviamo di nuovo nel mezzo di una via centrale della cittadina. Decidiamo di inoltrarci in una delle strette vie laterali e scopriamo la zona di Brighton Lanes, un vecchio quartiere dello shopping. Su un intreccio di vicoli si affacciano vecchissimi negozi di oreficeria ed oggettistica di alto livello, mentre ogni tanto si esce su una piazzetta dove, tavolini di pub e caffetterie invitano a fermarsi per una sosta. L'atmosfera è tipica degli antichi villaggi inglesi con case dagli ingressi bassissimi e strettissimi, finestre in legno e locali molto piccoli.
Passando attraverso Brighton Lanes e alcune altre vie principali più moderne, ci incamminiamo verso la stazione dove prendiamo il treno per tornare a Londra. Ringrazio mia figlia per aver voluto trascorrere questa bellissima giornata a Brighton e aver voluto farmi conoscere un angolo di mare inglese dove ho avuto la sensazione di poterci anche vivere.
 
Consiglio:

Per muoversi in Inghilterra con i mezzi di trasporto pubblici, come in questo caso i treni, è consigliabile prenotare per tempo tramite internet. Con il codice di prenotazione, i biglietti possono essere ritirati alla stazione di partenza.

domenica 4 ottobre 2015

SASSELLO: Infiorata del 7 Giugno 2015

Eccoci ancora riuniti, noi del gruppo di amici di CamminareInCamper, nell'entroterra savonese per assistere alla celebrazione del Corpus Domini e all'infiorata.
Prima di raggiungere Sassello ci prendiamo qualche giorno in più per trascorrerlo sulla costa ligure. Facciamo sosta ad Albisola Superiore presso l'Apicoltura Gaino, un agricampeggio in collina, appena fuori l'abitato. 

La tappa in questa zona ci permette di raggiungere con il nostro scooter Albissola Marina e di fare una bella passeggiata sul lungomare dove bar e bagni introduco alle spiagge. La nostra attenzione si sofferma sui mosaici che arricchiscono la pavimentazione. La “Passeggiata degli Artisti” è un'opera a cielo aperto. Si è voluto dare vita e voce a figure del periodo futurista e che hanno sostato nella cittadina ligure. Camminando lungo tutto il percorso costeggiato da palme e ulivi,  è molto piacevole soffermarsi per osservare e leggere, su pannelli, ciò che l'artista ha voluto rappresentare con la sua opera.
Il giorno seguente raggiungiamo la vicina città di Savona. Conosciuta come porto di mare, ha un bellissimo centro storico, molto animato con viuzze e carruggi, dove si affacciano bar caratteristici, ristorantini  e negozietti. Affacciata alla darsena la Torretta dedicata a Leon Pancaldo, un navigatore savonese. Proprio affacciato al mare raggiungiamo l'imponente “Complesso Monumentale del Priàmar”. La grande fortezza è stata costruita negli anni della Repubblica marinara di Genova come sistema difensivo, anche se la sua storia va molto più lontano. L'ingresso avviene tramite un lungo passaggio sopraelevato sotto al quale sono ben visibili scavi di edifici antichi. 

La posizione collinare della fortezza permette una visuale a 360° di tutta la città ed è sicuramente un luogo arcano e misterioso che ci permette di entrare in corridoi sotterranei dove uomini come Giuseppe Mazzini sono stati rinchiusi, per poi uscire in ampi spazi e cortili. Nella piazza D'Armi del Maschio si sta allestendo il teatro estivo all'aperto. Resti di antiche cattedrali c'insegnano che un tempo sono state demolite per far posto ad un fortilizio che aveva scopi ben diversi. Usciamo dal grande complesso e una bellissima passeggiata ci porta a scoprire la Vecchia Darsena. Un vero salotto che si affaccia al porto dove ormeggiano pescherecci ma anche yacht. E' arrivata l'ora di ritornare per raggiungere gli amici a Sassello.
Sassello, Bandiera Arancione fin dal 1999 quando fu istituito questo progetto del Touring Club Italiano, lo abbiamo raggiunto dopo aver superato Albissola, lungo la riviera ligure e il piccolo borgo di Stella, paese natale del nostro grande Presidente Sandro Pertini.
Sono pochi i chilometri che distano dal mare ma ben presto arriviamo ad un valico di appena 516 mt, il Colle del Giovo. Tracce di fortezze militari ci insegnano che un tempo si sono svolte grandi battaglie. Superata la frazione arriviamo a Sassello e all'area che il comune ci ha voluto destinare per la sosta, presso il campo sportivo “Degli Appennini”.
Tutti gli amici si ritrovano dopo l'ultima uscita di Trezzo sull'Adda e altri nuovi compagni di avventura si sono appena aggregati.
Il giorno seguente ci diamo appuntamento per iniziare una passeggiata nei boschi che circondano tutto l'abitato. Sassello è uno degli ultimi comuni di confine del più ampio Parco Regionale del Beigua. Il parco si estende fra terra e mare da Voltri a Varazze comprendendo un'ampia area dell'entroterra savonese. Inoltre è tutelato  dall'UNESCO fin dal 2005 come geoparco internazionale. 
La nostra camminata inizia appena fuori del campo sportivo, per introdurci nella Foresta della Deiva. La riserva ha una storia che nasce nel milleduecento e nel corso degli anni ha sostenuto degradi e rifacimenti fino ad arrivare nel secolo scorso, quando la famiglia Bigliati ha acquistato la tenuta, costruendo case coloniche e una villa padronale: il Castello Bellavista. Tutti insieme ci incamminiamo lungo il Sentiero Natura che segna nove chilometri. Dapprima è su strada, ma poi s'inoltra nella folta vegetazione boschiva composta da pini e roveri. Il gruppo è molto ben raccolto e si deve camminare tutti in fila perchè il percorso a volte è stretto e impervio. Ma tutti insieme ci divertiamo molto e la strada non è poi così faticosa. La prima tappa è al Lago dei Gulli. Il nome “lago” è alquanto improprio, perchè si tratta di un'ampia ansa del Torrente Erro. La temperatura è piuttosto alta e le fresche acque ci danno un po' di respiro. Anche i nostri amici a quattro zampe pensano di tuffarsi per potersi rinfrescare....

Riprendiamo il cammino e ben presto arriviamo alla meta programmata per la sosta, il Castello Bellavista. Siamo a 478 mt sul livello del mare e la passeggiata per arrivare fino a qua ha stimolato il nostro appetito. Nell'ampia area verde con tavoli per il pic-nic,  ci concediamo un po' di ristoro e un po' di riposo e ci godiamo la compagnia prima di riprendere il percorso verso i camper.
Il pomeriggio lo dedichiamo ad una visita al centro storico di Sassello, città di ferriere e di boschi. Il classico percorso è quello delle “due bastie ”. Noi raggiungiamo Bastia Sottana, che è un fortilizio difensivo fondato dai Doria, ora inglobato ad un piccolo borgo a cui si accede da una porta medioevale. La sua posizione è dominante sul territorio sottostante.  Scendiamo al paese e lungo le sue vie si affacciano nobili palazzi, le cui facciate raccontano  una ricca storia passata. Numerosi negozi e pasticcerie mostrano la ricchezza gastronomica di Sassello: gli amaretti. Il soffice bonbon, tra il dolce e l'amaro, è molto apprezzato in tutto il mondo.
La sera ci ritroviamo, come di consueto, a cena tutti insieme per scambiarci le nostre idee sulla giornata appena trascorsa. Presso il Ristorante “Palazzo Salsole” gustiamo un menù con i profumi di Liguria e il dolce tipico di Sassello: il tiramisù all'amaretto.
E con questa delizia finale, le nostre giornate nell'entroterra savonese sono terminate, lasciandoci  contenti di aver scoperto tradizioni, realtà culturali, naturalistiche e gastronomiche uniche, ma soprattutto felici di aver condiviso tutto ciò insieme ad un buon gruppo di amici affiatati e certi di ritrovarci per una nuova avventura. 
E' arrivata la domenica in cui si celebra il Corpus Domini. In questo borgo medioevale, che conserva ancora tra le sue strette vie  palazzi storici e chiese barocche, è da tempo consolidata la tradizionale Infiorata. Di buon mattino le strade si animano di sassellesi  e non solo, che iniziano a tracciare schizzi di disegni su cui, poi, andranno a creare, con petali di fiori colorati e foglie, tappeti a carattere religioso. Tutto deve essere pronto per la fine della Messa, quando l'ostia consacrata e racchiusa in un ostensiorio viene portata in processione sotto un baldacchino per essere adorata pubblicamente. Davanti alla Parrocchiale della Santissima Trinità un grande rosone pavimentale fiorito decora la piazza antistante e sono anche arrivate le grandi croci che verranno portate a braccia dalle confraternite locali di N.S.del Suffragio, di San Filippo Neri e San Giovanni Battista. I giganteschi crocifissi lignei vengono portati per tutto il tragitto dai Cristezanti.
I “cristezanti”sono: i “portoei” o “camalli” che sono coloro che portano la croce “in crocco” cioè nella speciale imbracatura che è allacciata alle spalle e che distribuisce il peso su tutto il corpo e gli “strameoei”, le persone che passano il gigantesco crocefisso da un portatore all'altro sostenendolo con un perfetto equilibrio esclusivamente con la forza di un braccio.

Il numero dei portatori necessari a compiere l'intero percorso della Processione dipende dalla grandezza ma soprattutto dal peso del Crocefisso, indicativamente si va da un minimo di quattro fino ad un massimo di una quindicina di persone.  
La Processione ha inizio, si cammina sui tappeti fioriti e, davanti, le grandi croci aprono la celebrazione del Corpus Domini. Anche i bambini hanno i crocifissi e con grande intenzione portano il Cristo Morto. Il percorso è già tracciato e alla fine delle strette vie una cappella permette una sosta per la preghiera. Poi si ritorna indietro e si percorre un'altra via fino a quando tutto il paese è stato attraversato.
Noi, finita la cerimonia, torniamo sui nostri passi per ritrovarci nuovamente ai camper.
Il resto del pomeriggio lo dedichiamo alla compagnia, chiacchierando di noi e dei nostri viaggi, ovviamente assaggiando gli amaretti di cui abbiamo fatto provvista.

TRE FIUMI... TRE PARCHI...

Da un anno ad oggi ho potuto visitare tre Parchi Regionali Fluviali e in questa occasione mi è piaciuto volerli raccogliere:
Mincio, Adda, Delta del Po
Tre fiumi che raccontano storie antiche, di Signorie e di nobiltà, della gente e del suo lavoro, nonché dello sfruttamento delle acque.
Fiumi emissari di laghi glaciali: il Mincio del lago di Garda, l'Adda del Lario, anche se la loro acqua arriva da più lontano, dalle Alpi. Entrambi affluenti di sinistra del Grande Po che con il suo bacino arriva al mare Adriatico.
Il Mincio e la storia dei Gonzaga, signori di Mantova che hanno lasciato un'impronta indelebile sia nella città che nei territori limitrofi con ville e parchi. Il fiume e la sua gente, il lavoro di pescatori, lo sfruttamento e il controllo delle sue acque. Infomazioni su: http://www.museoetnograficorivalta.it/.
L' Adda storia di Leonardo che qui visse per studiarlo. Feudatari che da Milano arrivavano sul fiume per villeggiatura ma, allo stesso modo per coltivare terre. Industriali come Crespi che hanno costruito una grande azienda e, fino ad arrivare ai giorni nostri con le numerose centrali elettriche che sfruttano l'impeto delle acque.
Il Po che nasce in Piemonte e lungo il suo percorso attraversa la Grande Pianura Padana, si ferma in città, in  piccoli centri, raccoglie acque di fiumi sia a destra che a sinistra per poi buttarsi a mare con un grande delta. E proprio qui l'uomo ha costruito il proprio lavoro. L'agricoltura trova un terreno fertile per coltivare riso, foraggio, mais, ortaggi. Ma la pesca è la vera ricchezza. Pesce che viene esportato in tutto il mondo.  Fiumi che si è voluto proteggere con grandi Parchi per salvaguardarne la ricchezza dei territori da loro attraversati. Itinerari, percorsi didattici ci fanno conoscere una storia antica di secoli.


I nostri racconti:



domenica 5 luglio 2015

MANTOVA: IL PLENILUNIO E I FIORI DI LOTO

Venerdì 11 luglio, intorno alle 17,  ci ritroviamo a Soave di Porto Mantovano, presso l’agriturismo “Il Laghet”.
Il posto è molto bello, immerso nella natura e vicino ad un laghetto. Qui trascorriamo la serata in allegria cucinando una deliziosa carne alla brace, che ci viene fornita dai proprietari dell’agriturismo.
Il mattino successivo partiamo in bicicletta con destinazione la riserva naturale biogenetica del Bosco della fontana.
Entrare in questo bosco è come entrare in una fiaba, perché siamo accolti da una densa ed intricata foresta di latifoglie, che si presenta a noi in mille sfaccettature stupende. Percorriamo una serie di vialetti rettilinei che, incrociandosi ripetutamente, formano radure circolari chiamate piazze, dove siamo accolti da un sole splendido e poi nuovamente immersi nella foresta, fino ad arrivare al centro dove sorge la palazzina di caccia seicentesca della famiglia Gonzaga. Nei pressi della palazzina affiora la risorgiva che dà il nome al bosco “La Fontana”. La vegetazione e la fauna del bosco, sono ampiamente raffigurate e descritte in numerosi pannelli esplicativi, rigorosamente il legno. Usciamo dal bosco rigenerati e rinfrescati, pronti per pedalare sulle piste ciclabili del ritorno.
Nel primo pomeriggio ci spostiamo con i mezzi e raggiungiamo la riserva di allevamento degli storioni  denominata  Azienda Agricola Saverio Bettinazzi (sito internet in preparazione), in Frazione Maglio di Goito.
In cielo sono spuntati nuvoloni neri che promettono poco di buono, ma iniziamo ugualmente la nostra passeggiata tra le vasche in cui sono ospitati i grossi pesci che andremo a scoprire. L’azienda inizia nell’anno 1973 ad allevare le trote e, in modo che si può definire casuale, dal 1994 passa ad allevare gli storioni. 
Questo perché per una vendita consistente di trote l’azienda non ha ricevuto il pagamento pattuito, ma le è stato proposto dall’acquirente  uno scambio con degli storioni per saldare il debito contratto. Gli storioni allevati in azienda partono da un peso minimo di Kg. 10 fino ad un massimo di Kg. 150 e vengono alimentati con un mangime composto già preparato, secondo un regime regolamentato. Raggiungono la maturità sessuale intorno ai dodici anni e le uova vengono estratte prima che esse vengano fecondate. Il pregiato caviale prodotto in azienda, viene poi venduto alle compagnie aeree arabe. Un violento temporale interrompe la nostra visita e non ci permette di approfondire oltre la nostra conoscenza.
Riprendiamo la strada sotto una pioggia battente per raggiungere l’area sosta delle Grazie, poco distante da Rivalta sul Mincio.
Purtroppo il forte temporale ci impedisce di effettuare la gita prevista con i barcaioli del Mincio, tra i fiori di loto durante il plenilunio.
Non ci perdiamo d’animo e ceniamo, con menù tipico mantovano, al ristorante da Claudio in località Grazie.
Al risveglio ci aspetta uno splendido sole caldo … passata è la tempesta…! Torniamo in sella alle biciclette e raggiungiamo Rivalta sul Mincio, dove andiamo a visitare il Centro del Parco e il Museo dei Mestieri del Fiume. 
La visita al Centro del Parco  è molto interessante e ci informa sulla storia del territorio dal punto di vista  idrogeologico, nonché sulla flora e sulla fauna. Di altrettanto interesse è la visita al Museo dei Mestieri del Fiume che ci fa conoscere altri aspetti della vita locale, portandoci indietro nel tempo ad esplorare arti e mestieri. Chi conosce i soci di Camminare InCamper sa che il nostro gruppo non si scoraggia mai e, se non siamo riusciti a fare la gita sul fiume con il plenilunio, la facciamo nel pomeriggio con uno splendido sole.
E allora tutti a bordo del battello… si parte per l’esplorazione

Ci imbarchiamo a Grazie e navighiamo il fiume attraversando la miriade di canali che popolano la larga distesa d’acqua. Subito il nostro sguardo è catturato dai fiori di loto … splendidi… affascinanti… magici, ma ben presto ci accorgiamo che sopra la fitta vegetazione volano aironi rossi e cinerini, svassi, falchi di palude e molte altre specie  rare. Naturalmente sentiamo con piacere le numerose informazioni che ci vengono date dal barcaiolo, ma la nostra attenzione è catalizzata in modo particolare dai fiori di loto, che si trovano ovunque e sono bellissimi.
Terminata l’escursione c’è posto ancora per una breve visita al Santuario delle Grazie, vicinissimo all’imbarcadero. Entrando nel santuario si prova una strana sensazione di coabitazione di sacro e profano. Presenza del tutto particolare, che stupisce noi visitatori, è il coccodrillo imbalsamato appeso al soffitto della navata centrale.

Il tempo a nostra disposizione è terminato e non ci resta che tornare a casa, portando nel cuore il ricordo delle belle giornate trascorse in compagnia.
Nel nostro pensiero rimarrà la consapevolezza che il territorio mantovano,all’apparenza uniforme  e molto padano, offre una complessità inaspettata: si passa dalle colline moreniche a ridosso del Garda, alle sponde verdeggianti del Mincio e dell’Oglio, dalla fenditura che il Po traccia tra la media e la bassa provincia  fino al contorno inusuale dei tre laghi che cingono Mantova.
Inoltre abbiamo apprezzato la gastronomia mantovana che risente profondamente delle produzioni locali e nel tempo ha saputo mediare usi popolari tradizionali con la ricchezza e lo sfarzo tipici della corte dei Gonzaga.

TREZZO... NEL PARCO DELL`ADDA (30 Aprile - 3 Maggio 2015)

Gli amici di CamminareInCamper hanno pensato di ritrovarsi per il lungo ponte del primo maggio in uno dei Parchi Fluviali più conosciuti del nord Italia.
Già l'anno scorso abbiamo visitato il Parco del Mincio, ora siamo a Trezzo nel Parco dell'Adda.
Il punto di ritrovo per i numerosi camper che hanno aderito all'invito di Valter è nel grande Piazzale Giovanni Paolo II, nonché piazza del mercato cittadino a pochi passi dal centro.
Il mattino seguente al nostro arrivo una guida della Pro Loco ci attende per accompagnarci nella visita del territorio trezzese.
La passeggiata ci porta in collina all'interno di Villa Bassi, anche se ai cancelli d'ingresso un'insegna indica Villa Gina, in onore della moglie di Silvio Crespi che ne divenne proprietario nel 1915. La grande casa padronale, ora sede del Parco Adda Nord, domina dall'alto un'ampia area verde. Trezzo non è altro che un promontorio sul fiume e da questa altezza la veduta d'insieme è incantevole. La guida racconta che Paolo Bassi era il Podestà di Milano. Intorno alla metà dell'ottocento arrivò fin qui per investire in feudi e latifondi. 
Egli costruì la villa su un precedente edificio, rimaneggiandola nel corso degli anni, e dominando da un alto sperone di roccia i sottostanti navigli: il Martesana che segue il corso fino a Milano, il fiume Adda e di fianco il canale industriale Crespi. Quest’ultimo ci fa arrivare con l'occhio fino al villaggio Crespi con il Castello, dove passavano le vacanze estive la famiglia, i primi condomini operai, e le due alte ciminiere dei capannoni. Sotto di noi il Santuario della Concesa, che raggiungiamo da un cancello secondario attraversando in discesa un sentiero, una sorta di scorciatoia. Lì, ci attende Il Padre Priore del convento che personalmente ci fa da guida. Il Santuario della Divina Maternità è costruito lungo l'argine del canale della Martesana e nell'ampio piazzale si può vedere una fonte d'acqua che si dice miracolosa. Il Padre Priore facente parte dell'Ordine dei Carmelitani Scalzi che qui vennero ad insediarsi per volere del Cardinale Monti, ci accompagna  all'interno della chiesa  e poi anche nella visita dei due chioschi, nell'antica sacrestia dove vengono custoditi antichi paramenti sacri. Lungo un corridio, ci indica un importante affresco del quattrocento recuperato da Padre Gerardo: la Madonna del Barcaiolo. Verso l'uscita, retrostante il convento, ci soffermiamo ancora per osservare il grande spazio dedicato agli orti e ai giardini molto ben curati, luoghi di meditazione e di preghiera per coloro che intendono riterarsi nel silenzio.
Un'ultima sosta prima di rientrare è Villa Cavenago. L'ampio parco c'invita ad entrare nella grande proprietà, davanti a noi questa bellissima villa patrizia del settecento. I Signori Cavenago non erano altro che medici e comprarono, a suo tempo,  il feudo di Trezzo. L'interno è riccamente affrescato e sono stati mantenuti i dipinti d'epoca, mentre gli arredi non sono originali della villa. Ora viene usata per banchetti e meeting.
Dopo aver pranzato ci attende un'altra interessante visita a Vaprio d'Adda. La passeggiata che facciamo tutti in compagnia  in centro ci fa scoprire numerose ville patrizie del sei-settecento, chiese e palazzi. Ma l'attenzione maggiore è rivolta a Villa Melzi D'Eril non solo per l'imponenza che domina dall'alto il Martesana, ma soprattutto perchè in essa soggiornò Leonardo da Vinci e dove qui potè studiare il corso del fiume Adda.
Proseguiamo fino ad arrivare alla Casa del Custode delle Acque
Un tempo era la “Casa Regia” dove un gestore aveva il compito di riscuotere i dazi di merci che transitavano lungo il fiume e nello stesso tempo di far funzionare al meglio il sistema delle acque. Ora ospita una galleria interattiva che ci ha fatto percorrere a ritroso nel tempo la storia del fiume e gli studi che Leonardo da Vinci ha voluto dedicare ad esso, fino ad arrivare nell'ultima sala dov'è conservata una copia del Codice Atlantico, raccolta di disegni preparatori, bozzetti, appunti del grande Maestro. Sicuramente è stata un'esperienza interessante per come è stata affrontata, anche se subito non capita, ma sicuramente molto coinvolgente. La giornata sta per volgere al termine senza però prima trovarci tutti in compagnia per gustare piatti locali in un ristorante di Trezzo.
Il mattino seguente ci attende ancora una guida della Pro Loco per accompagnarci ad una visita per le vie del centro storico fino ed arrivare al Villaggio Crespi. L'ingresso al centro avviene da Porta Santa Marta che è l'unica porta antica rimasta del borgo medioevale. Per la posizione strategica sul fiume e per ciò che esso ha dato alla città, Trezzo è ricca di palazzi e ville patrizie di nobili o signori che arrivarono da Milano sin qua per  vacanze, nonché per investire su feudi e terreni. Ora ciò che è rimasto è tutto ben conservato, come il Palazzo del Comune, dove nella Biblioteca  Alessandro Manzoni è stata inaugurata nel 2014 la “Quadreria Crivelli”, una roccolta di opere appartenute alla Famiglia Crivelli lungo un percorso museale. Noi non abbiamo potute visitarla in quanto, essendo sabato, la biblioteca era chiusa. La collocazione della villa è esemplare, all'interno di un grandissimo giardino.
La passeggiata continua lungo il fiume fino ad arrivare al Villaggio Crespi Patrimonio dell'Unesco: “è stata esempio eccezionale del fenomeno dei villaggi operai, il più completo e meglio conservato del Sud Europa". Al di là di ogni spiegazione con questa motivazione si racchiude tutto ciò che si può dire della grande famiglia Crespi, industriali del XIX secolo. Arrivarono e acquistarono un appezzamento di terra lungo il fiume per poi sfruttare al meglio le sue acque e farle convogliare nell'azienda cotoniera. Ora il villaggio è ancora abitato e in gran parte dagli eredi di coloro che hanno lavorato nella azienda. Urbanisticamente esso ricorda i villaggi inglesi di fine ottocento, ed è da qui che si è ispirato il figlio di Crespi al ritorno dall'Inghilterra. All'ingresso vi è l'imponente scalinata che conduce alla chiesa e subito dopo inizia il lungo viale dove sono affiancate le villette degli operai con il suo bel giardino, tutte recintate e tutte uguali, in fondo quelle più grandi per i dirigenti d'azienda. Non mancava nulla nel villaggio, era autosufficente. Un mondo autonomo ma anche al di fuori di ciò che succedeva all'esterno. Il padrone dall'alto del suo castello provvedeva ai fabbisogni dei suoi dipendenti con scuole, medico, istruzione religiosa, e sepoltura. Si, perchè in fondo al villaggio c'è pure un cimitero. Anche qui, domina la grande tomba della famiglia Crespi. Vicino alle abitazioni la grande fabbrica e più in là il parco e il dopolavoro per il tempo libero.
La visita si conclude tutti in compagnia per un veloce panino sul prato e una bella passeggiata sul lungo fiume. A tratti ci fermiamo per ammirare opere di sbarramento, chiuse e passaggi d'acqua in un contesto storico racchiuso all'interno dell' Ecomuseo Adda di Leonardo. una sorta di museo diffuso su un percorso più ampio lungo il fiume.
Il pomeriggio pensiamo di trascorrerlo tutti insieme per una bellissima pedalata lungo la pista ciclabile dell'Alzaia sulla sponda destra del fiume che, dall'imbarcadero prosegue per ben undici chilometri  nel medio corso dell'Adda, dove le impronte di Leonardo hanno un significato importante. Dapprima il fiume segue parallelo alla ciclabile, poi la vegetazione è più fitta e anche il fiume ha dislivelli più significativi con rapide, scogli di sbarramento. Anche qui Leonardo studiava il moto delle acque, i problemi della navigazione e alcuni tratti di natura circostante il fiume vengono ritratti nelle sue opere. Durante il periodo in cui il Genio ha vissuto a Vaprio per ben due volte,come precettore del giovane Melzi, l'area e la natura circostante il fiume si è arricchita con segni tangibili di alta ingegneria. Seguendo tappe o postazioni informative ci fermiamo per osservare le centrali idroelettriche lungo il percorso. La Centrale A.Bertini del 1898 è la prima in Europa e la seconda al mondo dopo quella delle Cascate del Niagara per la potenza delle turbine. In essa è allestito anche un museo dell'elettricità.
Il nostro percorso ciclabile arriva fin sotto al ponte San Michele che collega Paderno a Calusco. Con un'unica campata di travi di ferro sostiene sette piloni di ferro per una impalcatura a due livelli di percorribilità: uno per le auto e uno per i treni. Esso si eleva sopra una gola del fiume Adda ad un'altezza di 85 mt. Alta ingegneria di fine ottocento  e inizio novecento.
Anche questa giornata è stata molto ricca culturalmente e per il giorno seguente ci aspetta la Navigazione sul fiume.  Prima di iniziare questa nuova escursione visitiamo quello che rimane del Castello Visconteo. Nell'ampio parco con alberi secolari e tra una fitta vegetazione vi è eretta la torre quadrangolare alta 42 mt, mentre sono parzialmente in piedi  mura esterne del maniero. C'incamminiamo nel parco sottostante dal quale si accede alla Centrale Idroelettrica Taccani, proprietà dell'ENEL. E' un immesso edificio ingegneristico in stile liberty che risulta in armonia con l'ambiente naturalistico circostante. In questa ansa del fiume Adda è stata studiata quest'opera di sbarramento per sfruttare l'impeto delle acque. All'interno della grande struttura è allestita in questi giorni una mostra collettiva. Tra dedali e gallerie sotterranee, vari artisti hanno esposto opere per una raccolta fondi a favore della ricerca. 
Ora, siamo pronti per salire sul traghetto che ci porterà lungo il fiume. Piano, piano la natura circostante la fa da padrone. In cigno ha trovato il suo habitat prediletto ed ecco che sta covando tra i cespugli come se non volesse essere disturbato. La vegetazione s'infittisce e a pelo d'acqua vola l'airone cenerino, lo svasso maggiore  con i piccoli nati portati sul dorso dei genitori.
Le giornate sull'Adda sono terminate e dopo aver salutato gli amici di sempre e quelli nuovi ritorniamo a casa appagati per questa meravigliosa avventura.