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domenica 2 maggio 2021

BOLZANO E LE DOLOMITI. PATRIMONIO DELL'UNESCO

Eccomi ancora qui a raccontare la lunga estate appena trascorsa e questa volta immersa nelle montagne più belle del mondo, le Dolomiti.


La scelta è stata dettata dall'invito degli amici Valter e Madda, che amano fare lunghe passeggiate alla scoperta di sentieri e scorci panoramici; a noi si sono uniti anche Sebastiano e Domenica, una buona compagnia per trascorrere delle giornate tra borghi e malghe della Val di Funes.

Noi ci siamo presi qualche giorno di vacanza in più e, prima di incontrarci con gli amici, ci siamo fermati a Bolzano, capoluogo della regione autonoma dell'Alto Adige sin dal 1948 e regione fra le più ricche d'Europa: porta d'ingresso delle Dolomiti, raccoglie nel suo centro storico i segni di una città cosmopolita in quanto,  un tempo, incrocio di commerci tra Italia e Germania. Il salotto cittadino è Piazza Walther , cuore pulsante di Bolzano, dove si tengono nel corso dell'anno numerose manifestazioni e il suggestivo mercatino di Natale. La cattedrale imponente svetta con il suo campanile di 65 mt, attorno si diramano numerose vie signorili, dove i turisti si intrattengono tra vetrine e bar, per degustare i prodotti locali: birre, pane cotto in forno a legna, speck, mele, formaggi d'alpeggio, dolci, biglietti da visita per una città  molto accogliente.

Raggiungiamo l'altopiano del Renon in scooter. Partendo da valle, una curva dopo l'altra, ci portiamo a mille metri di altitudine e lassù troviamo un paesaggio  baciato dal sole con una vista a 360°. L'altopiano è facilmente raggiungibile con una funivia: sospesi nel vuoto il panorama lascia senza fiato. Un trenino storico ora collega i paesi dell'altopiano, mentre, fin dai primi anni del novecento, univa il centro di Bolzano con il Renon, luogo dove i bolzanini trascorrevano le loro vacanze  per fuggire dalla calura estiva.

Una passeggiata ci porta lungo il sentiero verso le Piramidi di Terra, suggestivo luogo naturale che nel corso dei millenni ha creato una serie aggregata di pinnacoli. Dal belvedere le rocce sono così vicine che si possono quasi toccare, mentre in lontananza si possono ben distinguere le meravigliose montagne dello Sciliar o il Catinaccio e tutta una corona di vette. Ritorniamo a Soprabolzano, vivace e animato borgo, stazione a monte della funivia e del trenino storico. Appena fuori dal centro, presso il maso Kaserhof, una colonia di lama e alpaca ci sorprende piacevolmente . In questo panorama altoatesino e' strano incontrare animali esotici  che vagano indisturbati, con i loro grandi occhi e il loro lungo pelo arruffato. Lasciata Bolzano riprendiamo il viaggio e raggiungiamo Bressanone per incontrare gli amici presso il Camping Loewenhof  punto sosta per la vacanza.

Bressanone, l’abbiamo gia’ visitata piu’ volte, ma in queste giornate ci è data l’occasione di approfondire la sua storia e i suoi angoli più nascosti: elegante città altoatesina alla confluenza della Val Pusteria con la Valle Isarco, vanta di essere la più antica del Tirolo; per molti anni fu dominata dai Principi Vescovi che ne fecero una capitale rinascimentale con evidenti segni barocchi. Il Duomo con le due torri laterali primeggia nell'ampia piazza ed è uno dei più importanti dell'arco alpino. Un piccolo varco ci introduce nel Giardino dei Signori del Palazzo Vescovile, un tempo adibito al riposo, alla meditazione del clero e solo dal secolo scorso  aperto al pubblico. Tra aiuole di fiori ed erbe profumate, piccoli passaggi portano alla centrale fontana in bronzo  attorno alla quale ci si può riposare su panchine all'ombra di alberi. Entriamo nel grande cortile interno del palazzo Vescovile, residenza dei vescovi fino al 1973, quando la sede fu spostata a Bolzano. Tutto attorno corre il loggiato rinascimentale, nel  mezzo la fontana di Franz Kehrer. Insieme alla guida proseguiamo con il giro del centro storico. Le case alte e strette sono vicine le une alle altre,  le botteghe si affacciano lungo i portici e nel retro i magazzini testimoniano una rete urbana tardo medioevale. Storici ristoranti accolgono il turista con menù tipici altoatesini e negozietti fanno assaggiare e degustare i formaggi d'alpeggio tipici delle valli.

Da Bressanone ci spostiamo in bus nella Valdi Funes, piccola valle, perla delle Alpi, incastonata sotto le montagne delle Odle. La strada molto tortuosa si dirama dalla statale del Brennero per salire fino alla Malga Zannes, ultima stazione di arrivo. Chilometro dopo chilometro attraversiamo San Pietro e Santa Maddalena con panorami da fiaba sul Sass da Putia. Le parole hanno poco da dire, gli occhi guardano estasiati i colori della natura, il verde dei prati, il marrone dei boschi, le baite sparse qua e là, la chiesetta solitaria di San Giovanni a Ranui con le Dolomiti che fanno da cornice. Arrivati al termine della strada, Zannes è la prima baita che incontriamo e da qui i sentieri naturalistici ci introducono nel cuore della valle. I percorsi sono tutti numerati e con una buona mappa si possono organizzare delle belle passeggiate verso le malghe. Il primo giorno prendiamo il sentiero 25 e, passo dopo passo, raggiungiamo Kaserill Alm un incantevole terrazzo al sole con tavoli e sdrai ergonomici per potersi rilassare. L'ora del pranzo è l'occasione per assaggiare gli ottimi formaggi preparati nel caseificio della malga e non solo. La “merenda” contadina è una sorta di tagliere con le tipicità gastronomiche dell'Alto Adige. Non è certo uno spuntino per spezzare la giornata, ma un vero pranzo con salamini affumicati i  "Kaminwurzen", speck e formaggi, accompagnati da sottaceti e bicchiere di vino. Suggestivo è il “giro delle malghe” che ci permette di trascorrere un'intera giornata tra camminate nei boschi e soste nelle baite seguendo il famoso sentiero Adolf Munkel. La fatica dei tredici kilometri non si sente, con brevi saliscendi percorriamo a mezza costa il sentiero delle Odle fra tratti soleggiati e altri più freschi, mentre loro sono sempre lì ad accompagnarci per tutto il tempo. Poi, tutto ad tratto, si arriva ai pascoli dove si trova la Malga Glatsch.  Una sosta con una tazza di yogurt di montagna non poteva certo mancare prima di proseguire il nostro cammino verso altre scoperte. La Malga Geisler è la seconda che incontriamo, ogni sentiero è molto ben segnalato e numerato per cui è molto facile  percorrerlo. Ogni rifugio ha una visione tutta sua della catena delle Odle, per cui le possiamo vedere sotto ogni angolazione. Il panorama è unico, da togliere il fiato, e noi ci sentiamo spettatori privilegiati di questo spettacolo.

A Malga Casnago ci fermiamo per il pranzo. Molta gente è arrivata fin quassù e certamente la collocazione del rifugio è strabiliante: tutto attorno prati verdi e, dietro alla malga, la cresta delle Odle a fare da corona... Il giro ad anello delle malghe ha come ultima sosta la Dusleralm. Su una distesa di prato i giochi intrattengono i più piccini mentre gli adulti si fermano a riposare e a far merenda con un buon dolce. La discesa, per un tratto, è su un sentiero, che in breve ci fa perdere quota, ma poi decidiamo di prendere la facile strada forestale per arrivare al parcheggio del Rifugio Zannes. Il giorno non è ancora finito, e ben presto decidiamo di trattenerci ancora in vallata e trovare un buon punto panoramico per attendere il tramonto, quando le Dolomiti cominceranno a tingersi di rosso. Ho fatto una ricerca ed  ho scoperto che esiste un particolare fenomeno naturale che permette alle rocce di colorarsi e si chiama “enrosadìra”. E' un termine ladino, la lingua antica delle popolazioni delle Dolomiti, che spiega come il carbonato di calcio e di magnesio della dolomia accendano le pareti rocciose, sviluppando colori che vanno dal giallo chiaro al rosso fuoco, per poi virare in vari livelli di rosa e viola, fino a scomparire nel buio della notte. Con il passare delle ore la montagna  ha premiato la nostra attesa e lo spettacolo del tramonto ha reso questa giornata indimenticabile.

Vipiteno è facilmente raggiungibile da Bressanone con il treno, percorrendo la Valle Isarco, e, con una breve passeggiata, dalla stazione ferroviaria si arriva agevolmente nel centro storico. Uno dei Borghi più Belli d'Italia, è sempre stato fin dal medioevo luogo di ristoro per viaggiatori e pellegrini di passaggio, ultima tappa prima di varcare il confine. La cittadina si sviluppa su un'unica via centrale percorsa da portici con passaggi stretti che  collegano a strade secondarie. Le facciate color pastello con caratteristiche insegne in ferro battuto indicano botteghe e osterie, ricordando un tempo passato dove viaggiatori si fermavano per rifocillarsi. Proprio a metà via colpisce la nostra attenzione la Torre delle Dodici, alta 46 mt , che scandisce l'ora del mezzogiorno con il suo grande orologio. Simbolo di Vipiteno separa la Città Vecchia dalla Città Nuova, ricostruita dopo l'incendio del 1443. Un'ampia piazza accoglie i tavolini dei bar: d'estate ospita la Festa delle Lanterne e d'inverno è sede del caratteristico mercatino di Natale. Noi cerchiamo di curiosare qua e  là per scoprire angoli nascosti, poi ci soffermiamo nei pressi del Municipio, un monumento architettonico che merita una visita, anche se in questo momento particolare è poco visitabile : e' un edificio importante per la città, in esso si tennero nei secoli numerosi eventi ed incontri diplomatici europei. Raggiunto il primo piano entriamo nella storica sala consiliare gotica interamente rivestita di legno: soffitto a cassettoni, pareti rivestite in legno e, tutto intorno,  banchi anch’essi in legno. Una bellissima stufa in maiolica verde riscalda la stanza.

L’ultima tappa del nostro soggiorno altoatesino la raggiungiamo a piedi, a pochi minuti di cammino dal nostro campeggio ed è l'Abbazia di Novacella. E' un ampio complesso abbaziale risalente ai primi decenni del millecento, quando l'allora Vescovo di Bressanone la volle costruire a tre chilometri dalla città. Nei secoli è stata più volte ricostruita in seguito ad incendi e rimaneggiata per volontà dei monaci benedettini che tutt'ora vivono al suo interno. Durante la seconda guerra mondiale venne utilizzata come magazzino militare , distrutta e poi ricostruita, oggi ospita un convitto, una cantina ed è anche un prestigioso centro congressi. Il Dominio feudale dell'Abbazia ha vantato nel corso degli anni molti possedimenti, grazie a donazioni nobiliari e a ad interventi di bonifica. Appena fuori delle mura ci si può inoltrare nell'ampio vigneto che si estende fin sulla collina. I vini che vengono prodotti sono anche il frutto della raccolta di contadini che portano le loro uve nell'Abbazia per essere poi lavorate. Una ricca cantina all'interno della cittadella è molto rinomata per la qualità del vino. Entrando poi nell'ampia sala della Biblioteca, si rimane estasiati da tutti quei manoscritti che risalgono al medioevo. Un respiro di profonda cultura ci circonda in quello spazio con circa 98.000 libri che in qualche modo raccontano la storia dell'Abbazia. E' un camminare lento per passare da un ambiente all'altro, percorrere il chiostro affrescato, entrare nella chiesa abbaziale piena di luce ed ammirare gli stucchi e gli affreschi di artisti tirolesi, che fin dal 1200 hanno voluto lasciare un'impronta del loro passaggio. Visitare il ricco museo in un susseguirsi di oggetti religiosi e  tavole a portella d'altare dipinte su legno fa capire che l'Abbazia era al centro di scambi culturali che hanno lasciato segni indelebili.


COSA  BISOGNA  CONOSCERE

Quando si programma un viaggio in Alto Adige è importante documentarsi sull'offerta che quel territorio offre ai suoi ospiti-turisti. Ogni città dà la possibilità al turista che soggiorna in una struttura ricettiva di ottenere gratuitamente una CARD per muoversi all'interno di quel territorio. La card permette di viaggiare liberamente coi mezzi pubblici, di visitare musei e partecipare a visite guidate organizzate

- BozenCard

- RittenCard per visitare l'altipiano del Renon

- BrixenCard

 

DOVE ABBIAMO SOSTATO

Bolzano – Sosta Camper Bolzano Via Maso della Pieve 12

Bressanone – Camping Lowenhof

Noi per le soste consultiamo il sito CamperOnLine


COSA DOBBIAMO SAPERE

applicazione MOOVIT per muoversi con bus e treni


domenica 31 gennaio 2021

PROFUMI E COLORI DELLA VALNERINA - Estate 2020

I ricordi dell’estate riaffiorano in queste giornate di solitudine forzata portata dalla pandemia. Ci fa piacere ripensare alle vacanze trascorse con gli amici di sempre e raccontarvi la nostra esperienza a Norcia nell’estate 2020. 


Ci troveremo con il gruppo direttamente a Norcia ma noi, prima di raggiungerlo, ci fermiamo nel borgo di Verghereto, piccolo centro dell'Appennino Tosco-Romagnolo. L'area sosta per i camper è un buon punto di appoggio per decidere di spostarci con lo scooter lungo la strada che si snoda tortuosa all'interno di boschi di faggi. Al valico del Monte Fumaiolo lasciamo il mezzo per proseguire a piedi il breve tratto di sentiero fino a raggiungere le Vene del Tevere. Su una stele in marmo, sormontata da un'aquila, eretta in questa radura di faggeta, è inciso:  “Qui nasce il fiume sacro ai destini di Roma”. Più a valle, nel comune di Balze, vedremo la prima cascata che le acque formano, per poi continuare il loro percorso verso la capitale. Una nota storica al riguardo ricorda che fino al 1923 questo territorio apparteneva alla Toscana prima di essere sottratto da Mussolini e includerlo nella Romagna. Dopo questa breve tappa proseguiamo e il paesaggio raccoglie ancora i segni dell'ultimo terremoto, poco o nulla si è fatto per la ricostruzione. Con lo scooter decidiamo di spostarci nei paesi limitrofi a Norcia. Preci e Campi, seppur piccole frazioni, hanno storie centenarie che purtroppo sono state rese quasi invisibili dagli ultimi terremoti. Il Castello di Campi è a gradoni lungo il pendio della collina e richiama la nostra attenzione. Anche qui i resti del bellissimo maniero ricordano il sisma degli ultimi anni. Lungo il fiume Nera sorgono borghi arroccati in posizione difensiva sospesi nel tempo e nello spazio come a guardarsi l'uno con l'altro.  Vallo di Nera fa parte dell'associazione dei Borghi più Belli d'Italia. Superato il vallone la strada si snoda tra alberi di querce fino ad arrivare alla porta d'ingresso del castello. Il primo approccio è l'ampia piazzetta dove sorge la Chiesa di Santa Maria Assunta per poi proseguire tra vicoli, su e giù per scalinate, all'interno di mura medioevali in un susseguirsi di case in pietra restaurate dopo il terremoto del 1979. Tutt'intorno il verde, a perdita d'occhio, rincorre l'andatura delle montagne.  Ritornati sui nostri passi e percorrendo la Valnerina, i punti d'interesse sono molti per cui decidiamo di arrivare a Postignano. Dopo dieci chilometri da Borgo Cerreto il castello sovrastato dalla sua torre di avvistamento appare raccolto in un pugno di case.  Dopo un periodo di totale abbandono, l'abitato è stato acquistato e successivamente restaurato da una società privata con il patrocinio della regione Umbria, per farne un albergo diffuso. E' una sensazione unica passeggiare tra le viuzze del borgo, angoli che ad ogni giro di volta ci danno una visuale sulla natura circostante o fermarsi a sorseggiare un caffè sul poggio di un belvedere.

Il luogo di ritrovo con il gruppo di amici con cui è stato organizzato il viaggio è presso Il Casale de li Tappi. Punto di partenza per le nostre escursioni organizzate come da programma, il casale è un'azienda ad ampio raggio nella lavorazione e vendita di carni, custode del suino nero allevato con un rigoroso disciplinare di produzione come garanzia del prodotto finale. La passeggiata con il gruppo Camminare In Camper procede lungo il tratto della vecchia ferrovia che partendo da Norcia, appena fuori il nostro campo base, costeggia il fiume Sordo. Il sentiero è tutto pianeggiante e dopo sei chilometri, superata una breve galleria, si arriva alla stazione di Serravalle. In questo punto s'incrociano le strade che da un lato arrivano a Cascia e dall'altro proseguono per Spoleto. La casa cantoniera in questo punto di arrivo è ritrovo per gli appassionati di rafting che sull'acqua trovano un divertimento unico governando le imbarcazioni sulle rapide del fiume. 

Il vero obiettivo di questo viaggio era però ammirare la Fioritura delle lenticchie di Castelluccio di Norcia. Evento unico che avviene una volta all'anno durante un breve periodo estivo, la fioritura richiama moltissime persone da tutta Italia, incuriosite dalla bellezza dei colori dei campi coltivati a lenticchie.

Castelluccio è una piccola frazione di un pugno di case arroccate su una collina nell'immesso Piano Grande a ridosso dei Monti Sibillini e proprio sotto il monte Vettore. Si arriva da Norcia dopo trenta chilometri e il punto da cui partire per ammirare la fioritura è al valico, al di là del quale si scende per inoltrarsi tra i prati variopinti. Da qui si ha la visuale più ampia di tutta l'area: pennellate di rosso, azzurro, bianco e giallo ricoprono grandissimi campi davanti a noi. Sono i colori dei fiori che crescono spontanei a difesa del bene più prezioso, che è la lenticchia.

Percorriamo ad anello l'itinerario del Pian Piccolo insieme alla nostra guida naturalistica. I sentieri sono battuti da trattori o mulattiere, sono facili da percorrere e si è letteralmente immersi in un'esplosione di colori e odori.

Abbiamo potuto visitare Norcia grazie alle guide della Proloco che ci hanno accompagnato in tutti i giorni in cui siamo stati loro ospiti. Punto focale della Valnerina, Norcia è una città che ha voglia di rinascere con tutte le sue attività artigianali, con la ricostruzione edilizia delle abitazioni e dei suoi monumenti storici. Da qualche parte abbiamo trovato scritto: “il terremoto ha portato via molto ma ha restituito il tempo di pensare e di riprogettare il futuro”. Lo spirito dei nursini è forte e positivo e si stanno reiventando per andare avanti e continuare la loro vita nella loro terra.

Sette porte permettono l'accesso in centro storico e i frequenti terremoti succeduti nei secoli non hanno permesso agli edifici di svilupparsi in altezza. Si arriva nella piazza San Benedetto dopo aver attraversato il corso Sertorio, passeggiata obbligata per ammirare le norcinerie e assaggiare i sapori di questa terra. Nel punto focale del borgo, la Basilica è ancora un cumolo di macerie e solo la facciata ci richiama ad un tempo passato quando era meta di pellegrinaggi. Poi vi sono il Palazzo Comunale, il Duomo, la Loggia dei Mercanti e la Castellina, simbolo del potere ecclesiastico a Norcia. Il suo attuale aspetto fortilizio è imponente nella piazza ed evidentemente è stato costruito con l'obiettivo di garantire un controllo del potere da parte della Chiesa. Quando il Vignola prese in mano il progetto inglobò il Palazzo del Podestà e la Pieve di S. Maria Argentea, a testimonianza della crisi comunale e del recupero del potere da parte della Chiesa.

Il soggiorno in terra umbra è terminato e le vacanze continuano in giro per l'Italia... ma questa è un'altra storia.

 

COSA  ABBIAMO  IMPARATO

Cogliamo le opportunità che gli eventi ci offrono. La natura offre delle esplosioni di colore e profumi che solo essa può dare. Piccole comunità nascoste ci fanno capire quanto è grande la nostra Italia, sta in noi scovarle e farle nostre.

 

DOVE  ABBIAMO  SOSTATO

Verghereto : parcheggio strada provinciale 137 – con CS gratuito

Norcia : parcheggio Porta Ascolana poco segnalo.

Agricampeggio Brandimarte fuori Norcia in località Misciano.

Il Casale de li Tappi ci ha ospitato ma non è una vera e propria area camper.

Purtroppo Norcia non ha un'area sosta per camper, ma solo parcheggi improvvisati.

sabato 16 dicembre 2017

DUBAI - La citta` dalle mille e una notte - 23-29 novembre 2016

Finalmente è arrivato il grande giorno, io e mia figlia siamo in partenza per la vacanza a Dubai. 
Dall'aeroporto londinese di Heathrow ci attende una lunga notte di viaggio che ci porterà nella più grande metropoli degli Emirati Arabi. L'emozione è  già alle stelle, all'arrivo in aeroporto la sorpresa è che ci hanno assegnato un posto in business class della compagnia aerea Qantas. Il servizio è eccellente e il viaggio molto confortevole, arrivando a Dubai di buon mattino. Dopo aver superato tutte le formalità doganali, pensiamo di cambiarci in aeroporto in quanto il caldo si fa già sentire, dato che eravamo partite da Londra con una temperatura che raggiungeva i zero gradi. La città è molto ben servita dai mezzi pubblici e con la metropolitana raggiungiamo il nostro Hotel nel quartiere di Deira
Insieme ai distretti di Al Fahidi e Shindaghe, è considerato parte dell'area più storica di Dubai e si estende lungo la sponda settentrionale del Creek, dove un groviglio di viuzze si intersecano all'interno di suk animati da venditori di ogni specie. 
Il Gold Souq è il luogo da non perdere per la ricchezza dei negozi che espongono con estrema naturalezza e disinvoltura gioielli d'oro, impreziositi da perle, diamanti, argento e platino. E' uno spettacolo unico al mondo per la qualità degli oggetti il cui valore è regolamentato dallo stato e secondo il tasso ufficiale dell'oro. Collane matrimoniali indiane hanno un effetto sfavillante per la complessità della lavorazione, ma anche gioielli meno impegnativi invitano all'acquisto, e magari a seguito di una contrattazione si riesce anche a spuntare un buon prezzo!
Il souq delle spezie è il classico mercato arabo dove profumi e colori ammaliano. Sacchi di juta colmi di erbe medicinali, condimenti esotici, sono affiancati da contenitori di frutta secca, dove un vociare continuo attira i clienti. Di fianco al quartiere dei mercati, percorriamo una passeggiata molto tranquilla, ci incamminiamo lungo il Creek dove gli abra, imbarcazioni storiche di Dubai, permettono la traghettata sull'altra riva. Curioso vedere ormeggiate le colorate dhow  che ricordano la storia lontana di quando Dubai era un porto franco per cui il commercio dalla Persia era molto fiorente. Ora sono ormeggiate fin dal 1830 e molto arrugginite, affiancate le une alle altre sono stracolme di mercanzia di vario tipo, e ancora oggi utilizzate quotidianamente. 
Un forte vento si solleva improvvisamente e in pochi minuti la vista si fa sempre più difficile, il cielo si scurisce, quindi decidiamo di raggiungere l'hotel velocemente per ripararci dalla bufera di sabbia che in poco tempo arriva dal deserto e ci fa respirare a fatica. Il mattino successivo è soleggiato e caldo per cui iniziamo il giro della città come era in programma, suddividendola per quartieri, tutti ben serviti dalla moderna metropolitana, dal tram e dalla rete di bus con percorsi diretti in diversi punti della città. La stazione della metro è proprio di fronte all'hotel e sulla banchina è segnata un'area “rosa” destinata all'ingresso al treno di donne e bambini, separati dagli uomini. La metropoli araba che solo pochi anni prima era solo un deserto, dove i beduini si riparavano in tende o baracche, ora la modernità sfrenata dei grattacieli più alti al mondo domina incontrastata distese enormi.  Nella Dubai Marina, un'area artificiale sottratta al deserto tra canali e darsene sono ormeggiati yacht sfavillanti. 
Sul Water Bus i residenti raggiungono il luogo di lavoro, i turisti lo utilizzano  per osservare i moderni grattacieli avveniristici affiancati gli uni agli altri da una prospettiva diversa. Tra fontane e giardini spicca Cayan Tower che si torce su se stessa come simbolo della marina. La spiaggia è invece un punto di relax per coloro che si vogliono sdraiare al sole davanti al Golfo Persico, mangiare o rilassarsi con qualche drink in uno dei tanti locali posti lungo la passeggiata lungomare. In questo giorno di festa settimanale del venerdì la banchina è occupata da un mercato  di prodotti coreani e noi tra assaggi e curiosità passiamo qualche ora. In lontananza è ben visibile il Burj Al Arab, la grande vela che si protende su un'isola artificiale. Il nostro sguardo si gira in ogni direzione, stupite da tutto ciò che ci sta attorno, non vogliamo perdere alcuna occasione di vedere le maggiori attrazioni di Dubai. La prossima opera gigantesca artificiale costruita sul golfo che decidiamo di vedere da vicino e` la Palm Jumeirah. 
La percorriamo su una monorotaia sopraelevata e senza conducente lungo il tronco di due chilometri che parte dall'ultima fermata del tram. Sicuramente è una grande emozione nel protendersi sul mare e sapere che tutto ciò è costruito su sabbia e sassi rubati alla terraferma. Alla fine del percorso, si presenta il maestoso Hotel Atlantis accessibile solo a pochi, mentre l'Aquaventure Waterpark attira una massa dei turisti. Siamo già verso il tramonto e mentre attendiamo di ripartire con il buio della sera per farci accompagnare dalle luci degli hotel, ci fermiamo per una passeggiata sul lungomare, animata da turisti e persone del luogo vestite con abiti tradizionali: le donne velate in nero, gli uomini con lunghe tuniche bianche e copricapo bianco fermato da un cordoncino. Torniamo in hotel in attesa del giorno seguente. 
Il giorno seguente ci aspetta la salita al 124° piano del Burj Khalifa. Il più alto grattacielo al mondo è un faro per la città, visibile da lontano, e che si trova all'interno del quartiere Downtown Dubai, un vivace centro urbano dove per raggiungere il grattacielo dalla fermata metropolitana si devono percorrere lunghi tunnel e passaggi sopraelevati alla città. 
Un percorso obbligato con mostre multimediali ci conduce all'ascensore che in sessanta secondi arriva alla piattaforma di osservazione At the Top. Ammirare il panorama a queste altezze è una cosa unica al mondo. Ci si può rendere conto che tutto ciò che vediamo è stato costruito dal nulla, sul deserto. Attorno grattacieli uno più stupefacente dell'altro, cantieri in continua evoluzione e, sotto di noi, il grande progetto urbanistico del Dubai Mall con negozi e ristoranti, il Souk Al Bahar e la fontana danzante. Più lontano si vede invece un arcipelago artificiale al largo del Golfo, il The Word. Si tratta di un progetto ingegneristico ambizioso che gli emiri hanno fortemente voluto.Visto dall'alto disegna il mondo con i continenti dove in futuro sarà possibile edificare, mentre per ora i lavori si sono arenati, forse per la crisi economica mondiale, o per problemi strutturali del progetto. E' un panorama a 360° quello che osserviamo da quassù e a malincuore dobbiamo scendere, ancora un minuto e siamo a terra. Un lungo corridoio ci porta all'uscita o meglio all'interno del grande Mall. Si può passare anche un'intera giornata all`interno del Mall, tra negozi e sale d'intrattenimento o nel gigantesco Acquarium. Quest'ultimo si può anche ammirare parzialmente dall'esterno attraverso un'enorme parete a vetro che ci permette di vedere pesci colorati che sfrecciano tra coralli artificiali. 
Durante il pranzo in uno dei tanti ristoranti del Souk Al Bahar lo spettacolo delle fontane danzanti ci accompagna in una coinvolgente atmosfera musicale tra enormi getti d'acqua. La sera s'illumina delle luci dei grattacieli e il Burj Khalifa è il protagonista incontrastato di tutta l'area, i suoi colori e le sue geometrie passano dal rosso all'azzurro, al verde e via....regalando un'emozione unica. 
La domenica mattina prendiamo il bus per raggiungere la Medina Jumeirah. Il lungo rettilineo che fiancheggia le più belle spiagge di Dubai, ora però inaccessibili per i numerosi cantieri, si trova in quella che un tempo era la prima e più ricca zona residenziale, dove si andava a fare shopping e si sfrecciava in macchine di lusso. Quelle che erano le vecchie ville signorili, ora sono cliniche private e studi medici specializzati. Il Burj Al Arab si avvicina sempre più nella sua grande imponenza e ben presto ci accorgiamo che è pressochè inavvicinabile. Cancelli sbarranno qualsiasi acceso e proteggono la privacy degli ospiti. Finalmente raggiungiamo la Medina, che in questa bellissima giornata di sole si presenta come un'area verde solcata da canali dove si affacciano edifici in stile arabo, il souq per fare qualche acquisto di impronta tradizionale e qualche ristorante e bar dove ci fermiamo a bere qualcosa di fresco. Il luogo è certamente molto turistico ma non per questo trascurabile; dietro s'innalza la grande vela e sotto, dall'altro lato, vi e` una spiaggia libera, una delle poche a Dubai, dove andiamo a sdraiarci per riposare e trovare un po' di refrigerio all'ombra. 
Per capire al meglio com'è nata la grande Dubai e del resto anche l'intero territorio degli Emirati non si può certo mancare di fare una visita al museo storico del distretto di Al Fahidi. Prima di tutto bisogna assolutamente immergersi nella quiete di questo borgo restaurato dove in un dedalo di vicoli che si intersecano gli uni agli altri, le case color sabbia sono sormontate da torri del vento, una sorta di costruzioni create per dare refrigerio alle stanze sottostanti. Nei cortili interni troviamo bar, negozi artigianali, delle Boutique Hotel, e con grande sorpresa anche una scuola dove un gruppo di ragazzi stanno imparando l'arte della scrittura, all'ombra di grandi alberi. Il castello fortificato é la  più antica costruzione di Dubai risalente al 1799 e prima di essere un museo era una dimora per gli emiri, poi una prigione e in seguito un presidio militare. Il museo è molto ben strutturato, tra mostre multimediali e diorami dove si può imparare che Dubai e` una citta` recentissima, nata solamente negli anni '60 con i primi pescatori di perle, sommozzatori che s'immergevano in profondità con un semplice stringinaso. Curiose sono le ambientazioni sulla vita quotidiana dei beduini: nella casa, nelle moschee, nel deserto e nel mare. E' un lungo percorso a ritroso nel tempo e fino ai nostri giorni quando la modernità ha preso il sopravvento, senza però dimenticare il passato

mercoledì 25 ottobre 2017

DRONERO 22-23-24 settembre 2017 UNA PASSEGGIATA PER LA VITA

Noi che arriviamo da lontano accogliamo con grande entusiasmo le iniziative che i nostri amici di Camminare InCamper ci propongo e, con l'arrivo nelle aree piemontesi, aggiungiamo un ulteriore tassello alla nostra conoscenza delle valli del Monviso.
La bella Val Maira già qualche anno fa ci ha fatto trascorrere alcuni giorni alla scoperta di borgate immerse in ambienti naturalistici incontaminati. Ora ci fermiamo all'imbocco della valle dove il Maira ha già percorso buona parte  del suo tratto fluviale iniziato come torrente
sulle Alpi Cozie. 

Il gruppo si ritrova, dopo la pausa estiva, presso l'area adiacente la Riserva Naturale Ciciu del Villar, dove ci attende il geologo Enrico Collo che ci accompagnerà alla scoperta del parco. E' un'area protetta molto estesa e i sentieri sono interamente immersi in una fitta boscaglia. Fin da subito si intravvedono strani fantocci di pietra o grandissimi funghi che ergono qua e là tra gli alberi,  in tutta l'area se ne contano ben 479. Il geologo ci racconta queste “sculture morfologiche”, spiegandoci  che sono paragonabili a funghi rocciosi, composti da un “gambo” su cui poggia un “cappello” costituito da un masso di gneiss. I pinnacoli hanno in genere colore rossastro per la presenza di ossidi e idrossidi di ferro. 

I cappelli sono blocchi distaccatisi da pareti rocciose che affiorano alla sommità del versante, franati e rotolati per effetto della forza di gravità. I crolli sono stati provocati, molto probabilmente, da eventi sismici che nella zona si ripetono con frequenza. La formazione dei ciciu è stata determinata da un processo d’erosione fluviale, per effetto del quale le porzioni di terreno che erano protette da grandi massi di gneis sono state preservate dalla demolizione operata dalle acque correnti e dalle piogge e sono emerse progressivamente, come colonne incappucciate, rispetto al terreno circostante profondamente scavato dagli affluenti del Rio Fanssimagna, affluente di sinistra del Maira. Quest’azione erosiva è ancora in atto ma i suoi effetti sono difficilmente percepibili soprattutto per la ridotta portata dei corsi d’acqua: le piramidi di terra attualmente evolvono per effetto della gravità, che provoca sporadici crolli dei cappelli di gneiss, del dilavamento superficiale, della pioggia e della disgregazione chimico-fisica.  Piante infestanti come la Rubinia coprono numerosi pinnacoli e tra la vegetazione ne scopriamo alcuni solitari e altri non si riescono nemmeno a vedere.  Ogni anno intervengono dei volontari per ripulire il parco dalle erbacce con lo scopo di far riemergere la bellezza del luogo.  La passeggiata continua fino ad arrivare dove un grande gruppo chiamato in gergo “famiglia”, s'impone alla nostra vista. Da sotto l'immensa struttura cerchiamo di dare una spiegazione a queste formazioni, alcune più alte, altre più piccole come ad intravvedere un “papà”, una “mamma” e i “figli”. Sicuramente la roccia sedimentaria a stratificazione ci spiega che il tempo ha giocato un ruolo importante nella formazione di pinnacoli più piccoli, frane che hanno fatto arrotolare i massi per coprirne la sommità. Ulteriori detriti si sono depositati per innalzare altri pinnacoli con massi che cadevano per formare funghi ancora più alti, fino a dieci metri. Alcune leggende si narrano attorno a questi Ciciu, ma la più raccontata è quella che vuole San Costanzo fermare i suoi inseguitori, dei soldati romani che lo volevano uccidere, trasformandoli in pietre. Ben presto la visita al parco termina e ci ritroviamo  più tardi per  la cena a base di piatti della cucina locale.
Il giorno seguente davanti alla Parrocchiale di Villar San Costanzo, comune che ospita anche la Riserva dei Ciciu, ci attende il Dr. Ezio Martino dell'associazione “Amici di Villar”, cultore della storia  del borgo che ci accompagnerà nella visita alla cripta di San Giorgio.  La storia racconta che Costanzo è stato un militare romano  e dopo essere sfuggito alla decimazione della sua legione tebea si rifugiò in Val Maira insieme ad altri suoi compagni diffondendo la parola cristiana. Perseguitato, fu decapitato dai romani sul Monte San Bernardo, dove nel VI secolo d.c. fu eretto un santuario a lui dedicato. L'abitato di Villar nasce in una piana che i romani chiamarono “cannetum”, proprio perché era un'area paludosa e malsana e quando i longobardi arrivarono in queste aree  chiamarono i monaci benedettini di San Colombano di Bobbio per bonificare le terre secondo il motto “ora et labora”. La figura dell'abate Giorgio Costantia di Costigliole nel contesto del borgo fu molto importante, tanto che si fece costruire una cappella funeraria. Gli affreschi vennero affidati a Pietro Pocapaglia da Saluzzo nel XV secolo d.c. e narrano la vita di San Giorgio. 

Dalla Cappella si accede alla Cripta , un'ampia sala dove file di colonne con capitello sorreggono i volti a tutto sesto. In questo ambiente magico durante le feste natalizie viene allestito il presepio. L'abbazia, più volte distrutta e sempre ricostruita sotto la vigile attenzione dei monaci, ebbe il suo ultimo rifacimento nel XVIII secolo. Ritornati sulla piazza, nell'intera costruzione s'impone la bella facciata barocca,  l'imponente campanile gotico e un edificio romanico, quindi possiamo concludere che la mescolanza di stili riassume la storia dell'intero complesso monastico. 
Nel pomeriggio ci spostiamo a Dronero all'imbocco della Val Maira, nell'area a noi destinata. Dove il Maira  confluisce con il rio Roccabruna è lì che Dronero si estende al di qua e al di la' del fiume. 

Case accorpate le une alle altre sono costruite lungo le due rive e, dove il fiume si fa più irruento,  il Mulino della Riviera macina come un tempo farine artigianali per produrre dolci e pane. Un tempo l'attività cerealicola si svolgeva al Foro Frumentario, una sorta di mercato coperto costruito nel XV secolo appena fuori  le mura. Dalla piazza Martiri della Libertà i portici  del teatro danno una visione d'insieme di tutto il borgo e lungo le vie, percorse da nobili edifici, si respira un'aria signorile ed elegante. 
Una lunga passeggiata ci conduce alla galleria multimediale occitana. Una guida ci introduce nella conoscenza di questo territorio che si estende in parte in Italia, Francia e Spagna. Una piccola comunità la troviamo anche in Calabria nel comune di Guardia Piemontese, dove alcuni Valdesi sfuggirono alle persecuzioni.
La lingua d'oc è l'idioma che caratterizza questa vasta area che ha influenzato la vita di popoli che qui si sono stabiliti e sono nati. I trobadors cantavano l'amore con la composizione di mots e son da far diffondere a joglars che si accompagnavano con strumenti musicali come la ghironda, una sorta di viola che trasmette suoni dalla vibrazione di corde. La storia d'Occitania ha raggruppato un popolo, con propri usi e costumi che pur riconoscendoli nell'antico, si sono trasmessi fino ai giorni nostri. Feste popolari con costumi antichi e ricercati si trasmettono da generazioni. La baìa è una festa pagana che ogni cinque anni si svolge a Sampeyere, simboleggia la rinascita e la fertilità, e viene impersonata da soli uomini. I cortei commemorano una storia antica quando i saraceni penetrati in Val Varaita, vennero scacciati dalle popolazioni locali. Gli uomini concorrono con abiti riccamente decorati dalle donne della valle. Vita quotidiana e stili antichi si tramandano fino ai nostri giorni, e le radici occitane sono ancora radicate sul territorio e vengono insegnate fin dalle scuole dell'obbligo, riconosciute come lingue madri. Sicuramente il museo è un tuffo nel passato, ma con la consapevolezza di una storia che si vive nel presente. 
Ritorniamo successivamente nel cuore di Dronero dove ci attende una piacevole sorpresa. 

Nella saletta di un'antica Tipografia ci si può tuffare in un passato rivissuto nel presente attraverso macchinari d'epoca e tecniche antiche. Si stampa ancora con matrici e caratteri in legno e piombo per realizzare tutto a mano e stampare su carte pregiate. Nobile lavoro visibile in questo piccolo museo.... 
Una passeggiata fino  al Ponte del Diavolo completa l'incontro con questo splendido borgo. 
Quel vecchio ponte che tanto incuriosisce il visitatore per il nome curioso e che solo la leggenda ne spiega il significato, dando merito alla furbizia degli abitanti di Dronero
In queste giornate abbiamo colto anche l'occasione di essere spettatori di una mostra alquanto singolare, quella del Cavallo di Merens. Questo animale originario dei Pirenei francesi, è arrivato fin nelle valli cuneesi e qui in Val Maira ha trovato un ambiente adatto al lavoro in alta quota. Di corporatura tozza, allungata ma con zampe piuttosto corte, ha il mantello nero ed è una sua propria caratteristica  Esso viene destinato a lavori in alta quota e in questi giorni di transumanza, lascia i pascoli della valle per trasferirsi nei recinti di Dronero. Alla sfilata per le vie del borgo si presentano al pubblico e con lo spettacolo finale dimostrano le loro attività sia in sella che all'attacco delle carrozze. Per noi è stata una bella scoperta e come dico sempre: “ancora un tassello per completare la conoscenza del territorio”. 
La domenica si svolge la tanto attesa “Passeggiata per la vita”. 

Per  il secondo anno  Dronero e Roccabruna si sono resi disponibili nell'organizzare questo evento a fini benefici. Lo scopo è ricordare due giovani: Anna Brignone e Paolo Rubino mancati prematuramente ai loro cari. Due famiglie che con il loro grande amore per la vita vogliono ricordare i tanti giovani che sono scomparsi per vari motivi . Più di 2500 pettorali sono stati distribuiti ai partecipanti, con persone provenienti dai comuni limitrofi e da altre, come noi, che arrivano da molto lontano, tutti accomunati dalla voglia di dare qualcosa. La passeggiata inizia dalla Piazza Martiri della Libertà, ci siamo proprio tutti: uomini, donne, alcune con passeggini, bambini, animali al seguito e tutti con addosso la maglia arancione donata dagli organizzatoti. La scelta del colore mi ha incuriosito, per cui sono voluta andare alla ricerca su internet del significato e ho trovato questo che mi è piaciuto particolarmente:

 Chi predilige l’arancione ha una grande vitalità, fiducia in se stesso,       ottimismo e buonumore. Ponderano le loro decisioni e denotano forza, onore e generosità. Il colore arancione simboleggia la comprensione, la saggezza, l’equilibrio ed armonia interiore. 
Ogni mossa di chi predilige l’arancione è gestita dalla ragione. Chi indossa indumenti di colore arancione ha un carattere gioioso, esprime buonumore e ottimismo”.

E' così che ci siamo sentiti tutti noi nell'intraprendere  il percorso di questa lunga passeggiata, incontrando e parlando con nuovi amici, condividendo un cammino per arrivare ad una meta già fissata. La lunga fiumana arancione attraversa centri abitati come S.Giuliano di Roccabruna, s'inoltra nei boschi della valle per poi scendere sulle ciclabili del Maira e infine rientra a Dronero. . 
Le giornate nella valle sono terminate e, riprendendo la via del ritorno, non si può certo dimenticare che in alta val Maira e più precisamente ad Acceglio, Matteo Olivero ha lasciato un'impronta pittorica di grande valore al suo territorio. Il carattere introverso, l'affetto per la sua terra e il grande amore per la madre che ha sempre creduto in lui, lo hanno portato a creare opere di paesaggi montani i cui colori scandiscono la divisione tra luce ed ombra. 

I suoi quadri, raccolti nell'omonima pinacoteca allestita nella saletta dell'Antico Palazzo comunale di Saluzzo ci fanno conoscere un altro aspetto delle valli cuneesi.

sabato 17 giugno 2017

SAINTES MARIES DE LA MER alla festa gitana (24-25 e 26 maggio 2017)

Le Pèlegrinage des Gitans a fine maggio raccoglie una moltitudine di gente nella cittadina di Saintes Maries de la Mer. 

Quest'anno anche il nostro gruppo di amici ha voluto trascorrere in compagnia queste giornate e partecipare ai riti e alle usanze di questa gente arrivata da ogni parte per onorare le proprie Sante Patrone.
La Camargue ci accoglie fin da subito con il paesaggio che la caratterizza, un ambiente lagunare dove il Rodano si butta in mare con i suoi due bracci. Il piccolo Rodano da una parte e il grande Rodano dall'altra creano un'ampia area umida. Da Arles ci avviciniamo a Saites Maries e già da subito il paesaggio si distingue in paludi d'acqua salmastra alternate a zone coltivate a riso. Gli stagni poco profondi danno accoglienza ai fenicotteri rosa che, con le loro zampette esili camminano sull'acqua con fare elegante. Lo sguardo si perde tra le praterie dove le mandrie di tori neri, con le corne rivolte verso l'alto, pascolano indisturbati. Poi… i bellissimi cavallini bianchi raccolti nei numerosi centri equestri,  invitano a escursioni lungo le spiagge sabbiose o tra i canali che si diramano dal fiume Rodano. 

Finalmente arriviamo a Saintes Maries e già il piccolo centro si presenta molto caotico. Le strade sono strette, tra i turisti e i gitani, a fatica si arriva in campeggio. I nomadi arrivati già da qualche giorno, s'incontrano per ritrovarsi, battezzare i figli, fare festa cantando e ballando lungo i vicoli del borgo. 
La festa inizia regolarmente ogni 24 maggio con la Messa nella parrocchiale  situata al centro del paese. Si parla di una chiesa fortificata costruita tra il mille e il millecento in pietra grezza le cui merlature si vedono anche da molto lontano. Proprio all'interno di un'unica navata alquanto spoglia e buia, si trova un pozzo d'acqua, un rifugio per la gente del luogo in cui approvvigionarsi durante gli attacchi di un tempo. Il rito è molto partecipato dagli zingari, tanto che molti devono rimanere all'esterno nella piccola piazza e la folla si accalca  per vedere, curiosare, fotografare ogni atto o rito che richiami tradizioni antiche. Intanto, finita la messa, la statua nera di Santa Sara, custodita precedentemente nella cripta della chiesa, viene portata a braccia lungo una processione per le strette vie del paese. E' la santa dei gitani per cui essi la incoronano come una regina, la vestono con abiti colorati e preziosi,  accompagnata con devozione da preghiere e canti  lungo il percorso, scortata da guardiani su cavalli bianchi. Noi ci portiamo verso il mare sur la Plage des Amphores dove sono raccolte antiche e colorate carovane di zingari. 

La gente è appostata ovunque, sulla spiaggia e lungo gli scogli; con l'attesa il caldo estivo si fa insopportabile e finalmente i cavalli  precedano il sopraggiungere della santa. Ora tutti si accalcano per acclamarla e l'accompagnano con alta devozione fino dentro l'acqua per essere benedetta, come per scandire un rituale di attesa delle due Sante Marie arrivate dal mare. Anche noi veniamo trascinati in questa multitudine e trasportati in un rito coinvolgente. Sara ritorna ancora scortata con una lunga processione di gitani nella chiesa madre. Noi riprendiamo la visita al piccolo centro, animato da bancarelle, gruppi musicali raccolti nelle piazzette o agli angoli delle vie, che intrattengono gli ospiti arrivati sin qui per queste feste popolari. La serata viene conclusa con una buona cena tutti in compagnia in un tipico ristorante per gustare piatti della tradizione locale.  

Il giorno seguente decidiamo di raggiungere Aigues-Mortes a pochi chilometri da Saintes Maries. Con lo scooter percorriamo una strada che gira attorno alla laguna, il primo tratto è molto verdeggiante, poi ci inoltriamo in un'area più umida. Il nome stesso ”acque morte” si riferisce ad una zona paludosa e salmastra che circonda tutta la città e che occupa interamente il comune, dove le saline hanno la parte dominante. Il borgo a pianta regolare si racchiude all'interno di alte mura fortificate le cui vie si intersecano tra loro uscendo verso l'esterno attraverso numerose porte sovrastate da torrioni. In un angolo l'alta Torre di Costanza domina incontrastata la città. 

Costruita un tempo su palafitte, nella storia aveva funzione di carcere e prigionia degli ugonotti. La parte più piacevole è passeggiare tutto intorno alle mura per poi inoltrarsi nelle strette vie, dove prendono spazio numerose botteghe artigianali. Piccoli negozi con prodotti locali quali olio, miele, profumi oppure capi d'abbigliamento alla moda. Al centro, nell'intersecarsi di tutte le vie, la piazzetta raccoglie i numerosi turisti che si fermano per ripararsi dal sole nei numerosi ristoranti e bistrot posti tutto intorno. La visita è conclusa e con lo scooter riprendiamo la via del ritorno seguendo un itinerario alternativo. Superata la cittadina svoltiamo a destra per costeggiare il mare e una stradina solitaria attraversa la campagna. E' un percorso più lungo  ma più tranquillo rispetto all'andata, dove si incontrano case coloniche e maneggi. Ad un certo punto il percorso è interrotto dall'attraversamento del Piccolo Rodano con una chiatta che ci permette di arrivare ad Aigue Mortes. 

Numerose auto sono già in coda e gli orari di partenza sono ben definiti per cui in breve tempo siamo già nell'altra sponda per riprendere la via del ritorno. Il giorno seguente riprende il rito di accompagnare le Sante, Marie Jacobé e Marie Salomé, dalla Chiesa al mare, come era già avvenuto per Santa Sara. Fuori nella piccola piazza si raccolgono i Guardiani della Camargue a cavallo vestiti in costumi tradizionali in attesa dell'uscita delle Sante e pronti per accompagnarle lungo tutto il percorso rituale. E' sicuramente uno spettacolo quello che si svolge tutto intorno a questo evento annuale, un tripudio di musica, canti, tradizioni antiche, di un popolo che in questi giorni si integra bene con tutti coloro che partecipano. Il nostro soggiorno va alla scoperta della Camargue più grezza, più naturale, al di fuori delle feste e della popolarità delle sue tradizioni. 

Il viaggiare lento sul piccolo Rodano con un allegro battello bianco e rosso ci fa vedere una vegetazione e un ambiente consueto per queste terre del sud della Francia. I tamerici, alberelli esili ma molto resistenti al vento del maestrale e alla salsedine, i resti di tronchi che portati dalla corrente del fiume vengo poi trascinati col tempo in mare aperto, ancora canneti per la produzione di quelle canne che serviranno a coprire le case dei guardiani. E' tutta una vita che si svolge lungo il fiume: le grandi reti quadrate vengono immerse nell'acqua per la pesca di carpe, persici o lucci, e lì, lungo le sue sponde le cabanons,case ora di villeggiatura ma un tempo capanne di pescatori. Il battello si ferma....e una manade di tori e di cavalli bianchi arriva di corsa accompagnata dal gardian  per mostrarsi a noi visitatoti. 

E ancora campi coltivati a riso, produzione domintante in queste aree umide. Il viaggiare lento  ci fa osservare un fiume molto largo, vivo e colorato per arrivare al Bac du Sauvage, una sorta di chiatta sospinta da una ruota e direzionata da un cavo aereo per il trasporto di mezzi da una riva all'altra. Da una parte abbiamo la riva di Sainte Marie de la Mar e dall'altra quella di Aegues-Mortes. Il battello fa un'inversione per ritornare sulla via del ritorno; osserviamo ancora porticcioli per la pesca e per diporto che sono stati costruiti lungo il fiume, uccelli come trampolieri, aironi cenerini, garzette. La gita sul Tiki III è finita… ma non è certamente finita la nostra ricerca nelle tradizioni locali. 

Il giorno seguente, 26 maggio, viene ricordata la figura del Marchese Folco de Baroncelli con una festa paesana arricchita da una commemorazione storica alla presenza di tutta la cittadinanza camarghese. Il memoriale è proprio all'esterno del nostro campeggio, racchiuso dentro un parco dove una moltitudine di gente in costume provenzale si è radunata per una messa all'aperto. Guardiani a cavallo con l'emblema della Carmargue formata da una croce, un cuore e un'ancora, sono parati a difesa dell'assemblea; canti e preghiere arricchiscono la manifestazione, cesti di fiori rendono omaggio alla tomba. Dame in costume locale si fanno fotografare in questa moltitudine di gente e noi... sotto il sole cocente ci apprestiamo ad attendere l'abrivado in cui i guardiani a cavallo scortano i tori fino all'arena, per poi riportarli al pascolo durante il bandido. 

Questa giornata è proprio una festa “nazionale” per la Camargue, lo si sente nell'aria. Fermandoci a parlare con le donne, che hanno sfilato in costume provenzale, ascoltiamo dalla loro voce storie sulle tradizioni antiche e che sentono nel profondo del cuore: una carica, un entusiasmo prorompente che sanno trasmettere anche a noi. Nel pomeriggio all'interno dell'arena si svolgono giochi tra dame e guardiani a cavallo, corride divertenti con il toro che rincorre il buttero. Insomma... si può dire che questa all'arena è una festa per tutta la famiglia, con noi partecipi insieme a loro.

Le giornate sono finite... e tutti pronti per intraprendere il lungo viaggio verso casa.

DOVE ABBIAMO SOSTATO:

Camping "Le Clos du Rhone"

SISTERON… sulla via per Saints Maries del la Mer

La cittadina di Sisteron l'abbiamo incontrata lungo il percorso per arrivare in Camargue percorrendo una bellissima strada all'interno des Alpes de Haute- Provence. Dal Piemonte, dove abbiamo raggiunto degli amici di Saluzzo, entriamo da Borgo San Dalmazzo nella Valle Stura il cui fiume omonimo la percorre interamente per sessanta chilometri fino ad arrivare al confine di stato francese superando il Colle della Maddalena. 

A Vinadio è sorprendente l'imponenza del Forte Albertino che incontriamo nel percorso. E' una fortificazione di sbarramento per cui ce la troviamo davanti nel punto in cui la valle ha un restringimento. La particolarità è che congloba in essa il paese e una rete di camminamenti, percorsi di ronda, casermette e una postazione di cannoni che disegnano un  intricato progetto di difesa. La strada è in leggera salita fino ad arrivare al Colle per poi scendere nella valle de l'Ubayé. Aggrappata alla montagna la fortezza Tournoux è composta da diversi edifici incastonati nella roccia che si possono scorgere appena, come se volessero nascondersi alla vista del nemico. Seguiamo ancora la strada, superiamo Barcellonette e alla confluenza dell'Ubayé con la Durance il lago di Serre-Ponçon, secondo in Europa per riserva d'acqua, si scorge dall'alto della strada panoramica. Ancora una bellissima strada affiancata da frutteti ci accompagna fino a Sisteron lungo il fiume Durance. 
E' da sempre considerata la Perla dell'alta Provenza e una tappa obbligata fra la terra e il mare, con la Rocca che domina l'intera vallata. Nella Cittadella abbarbicata su uno sperone roccioso, costruita in diverse epoche, si può entrare e percorrere a piedi i vari camminamenti delle mura e ad ogni angolo avere visuali lontane, oppure salire all'interno di torretta per raggiungere celle di prigionia di personaggi illustri accusati di complotti contro il regime. Cunicoli sotterranei raggiungibili da scalinate congiungono la fortezza alla porta settentrionale della città. Il lento cammino ai piedi della Rocca ci fa respirare un'aria provenzale. Nel borgo antico un labirinto di viuzze lastricate e andrónes convergono in piazzette abbellite da fontane. Sulla Napoleon Route quattro Torri di pietra testimoniano un borgo fortificato. 

Durante la nostra permanenza ci siamo trovati coinvolti all'interno della Festa del popolo provenzale o più precisamente Fèsto dóu Pople Prouvençau in lingua locale. Gli eventi iniziano già dalla serata di sabato con il concerto nella Cattedrale di Notre-Dame. Il numeroso gruppo musicale Le Condor intona musiche celtiche accompagnate da pifferi suonati con la mano sinistra, mentre con la destra battono tamburi. Le musiche invadono la chiesa e coinvolgono pienamente l'intera platea che intona inni provenzali. Il giorno seguente Sisteron è tutta una festa con sfilate in costume che rievocano una tradizione antica. Gli abiti delle dame sono riccamente lavorati da pizzi e merletti la cui lavorazione è stata ereditata dalle nonne. I gioielli ricordano un tempo passato. La processione di cavalli, cavalieri e cavallerizze sfila lungo le vie con gli stemmi delle varie comunità provenzali, per poi convergere tutti al duomo per la Santa Messa. 
Prima di ripartire alla volta di Saintes Maries ci concediamo alcune visite nei dintorni di Sisteron. Con lo scooter raggiungiamo Les Pénitents des Mées, una sorta di pinnacoli che secondo la leggenda sono monaci pietrificati per aver avuto pensieri impuri verso donne saracene. Si vedono fin da lontano e una volta raggiunto il paese di Mées la vista si alza per vederne meglio l'imponenza. Per un certo tratto riusciamo a risalite il sentiero che permette di avere una visione più ampia su tutto l'abitato ed essere parte integrante di queste formazioni rocciose isolate. Poi, una volta ripresa la strada del ritorno raggiungiamo un villaggio dell'entroterra tra macchie di lavanda non ancora fiorite. 

Cruiz è una cittadina a 700 mt di altezza che ha un aspetto caratteristico provenzale, con le sue case in pietra, il colore lillà della lavanda, le sue viuzze ben tenute che si intersecano le une alle altre per poi ritrovarsi nella piazzetta dell'abbazia di San Martino con il chiostro e le arcate o in quella con la fontana. Un vecchio lavatoio in fondo al paese testimonia un tempo passato. I Borghi di Carattere fanno parte di un circuito più ampio identificato su un territorio comprendente parte della provincia di Cuneo e parte del dipartimento delle Alpi dell'Alta Provenza. Cuiz ne fa parte con eventi culturali che ne tengono viva l'anima propria del borgo.

DOVE  ABBIAMO  SOSTATO
A Vinadio nel parcheggio fuori del paese
A Sisteron nell'area attrezzata adiacente la stazione ferroviaria.

COSA  ABBIAMO  IMPARATO
Abbiamo imparato a studiare il territorio e scoprire che in Francia ci sono circuiti che raggruppano villaggi di carattere per dare un peso maggiore al territorio.
Abbiamo imparato a viaggiare su strade secondarie molto belle e panoramiche evitando autostrade. Grazie a trasferte lenti si apprezza maggiormente il paesaggio.

Abbiamo osservato che in Francia non mancano le aree attrezzate, per cui è molto facile trovare punti per la sosta.