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mercoledì 26 gennaio 2011

ISTANBUL - Città d'oriente e d'occidente


Ogni tanto si ha voglia di sfuggire un po’ dalla ritmicità della solita vita, del ripetersi delle solite giornate, e così, dove andare? Cosa fare? Noi abbiamo pensato di farci quattro giorni in una città “nuova”, diversa dalle capitali europee più visitate, ma allo stesso tempo non troppo lontana da non poter essere raggiunta in poche ore. Abbiamo dunque scelto Istanbul, la “capitale europea” della Turchia (la capitale reale è Ankara). 
Istanbul è una città meravigliosa. È un convivere di antico e moderno, di tradizione e novità, di oriente ed Europa. Ci si può ritrovare in immense piazze incorniciate da splendide moschee, così come affiancati dalle più comuni catene di abbigliamento e fast food e trasportati nella modernità in stile occidentale.

Come si è sviluppato il viaggio:

Avendo deciso di partire solo con due settimane in anticipo, decidiamo di prenotare attraverso il sito expedia.co.uk, che per il periodo d’inizio-metà marzo offre tariffe volo + hotel molto convenienti. Il volo sarebbe stato la sera tardi da Londra e saremmo arrivati di mattina prestissimo (all’incirca alle 4) a Istanbul. Prenotiamo un hotel in centro, nella città vecchia, e lo avremmo raggiunto in qualche modo dall’aeroporto. 

Come da orario, raggiungiamo l’aeroporto la mattina presto e subito ci mettiamo alla ricerca di un pullman, uno shuttle, un taxi, qualsiasi cosa che ci porti in centro. Troviamo uno shuttle (o meglio, un SUV) che ci avrebbe portato direttamente al nostro hotel e aspettiamo che arrivino le 6 (l’orario previsto per la partenza) con tranquillità, consapevoli che l’hotel non ci avrebbe comunque permesso di fare il check-in prima di mezzogiorno.

Alle sei circa saliamo sul SUV-shuttle e ci facciamo portare all’inizio della strada che conduce al nostro albergo. Il viaggio dura circa un'ora e la prima impressione arrivati in città è quella di essere capitati in una realtà alquanto caotica. Le macchine sono ovunque, e i venditori, che stanno aprendo i loro negozi o ristoranti, sono riversati ai bordi delle strade. Siamo a Sultanhamet, la città vecchia.
Una volta raggiunto l’hotel ci informano, come previsto, che il check-in sarebbe stato a mezzogiorno, così lasciamo le valigie e iniziamo il tour della città.

Come prima tappa visitiamo il parco del Palazzo del Sultano, il Topkapi Palace, e poi ci dirigiamo direttamente verso Hagia Sophia e la famosa Moschea Blu, rimandando la visita del palazzo al giorno successivo, quando avremmo avuto più tempo a disposizione.
Moschea Blu
Hagia Sophia, esempio spettacolare di convivenza tra basilica e moschea, è stata originariamente edificata come basilica nel terzo secolo dopo Cristo e poi trasformata in moschea in conseguenza alla conquista ottomana di Costantinopoli nel quindicesimo secolo. Nonostante si presenti tuttora all’interno come una vera e propria basilica decorata da mosaici bizantini, la struttura esterna ci ricorda di essere in realta' un edificio islamico, con alti minareti e numerose piccole cupole. 
Esattamente di fronte ad Hagia Sophia si trova invece la Moschea Blu, cosi' chiamata dal colore dei suoi interni.

 
Lo spazio è decorato da splendide pareti color azzurro blu, il pavimento ricoperto di un morbidissimo tappeto rosso, e il centro riempito di grandi lampade circolari appese che illuminano l’intero edificio. Sembra di essere entrati in un altro mondo, un mondo che non ci appartiene, ma allo stesso tempo famigliare. I visitatori europei sono numerosissimi e possiamo sentire ovunque lingue che conosciamo. 
Dopo la visita decidiamo di tornare in albergo, rilassarci un attimo, fare una bella dormita e poi uscire per cena e visitare la città di sera. Istanbul di sera è ancora più bella, le moschee sono illuminate di una luce arancione che le fa risaltare sul resto della città, e la parte nuova dall’altro lato del Bosforo è chiara delle luci dei palazzi.
Ci infiliamo in un ristorante e decidiamo di assaggiare qualcosa della cucina locale. La cucina turca, e in particolare quella della città di Istanbul, non ha gusti troppo difficili per il nostro palato ed è vicina sia ai sapori grechi (e soprattutto di Cipro) che a quelli nord africani. Tra i piatti che abbiamo provato, è sicuramente da assaggiare il Döner Kebab, che può essere di agnello, manzo, vitello e pollo, un panino imbottito di carne arrostita, lattuga, pomodori, cipolle e tzatziki, una salsa di yogurt, cetrioli e aglio. Poi, il Meze, una selezione di piccoli piatti, in stile tapas, di carne, verdure, pesce, ed infine come dessert, i Baklava, pasticcini di strati di pasta filo o sfoglia riempita di noci tritate o pistacchi e coperta di sciroppo o miele.  La zona della città vecchia non è consigliabile per mangiare perché i ristoranti sono molto turistici e i prezzi elevati. Una zona consigliata è il Beyoglu, che si trova dalla parte opposta del canale rispetto al Sultanhamet.
Finita la cena torniamo in albergo e ci riposiamo per i giorni successivi, quando avremmo visitato il resto della città, quindi il Palazzo Topkapi, la cisterna Yerebatan, il Grand Bazaar, la Moschea Süleymaniye e la città nuova.
Il Palazzo Topkapi, localizzato sempre nella zona del Sultanhamet, è stato edificato subito dopo la conquista ottomana, ed è stato centro di gestione dell’impero e abitazione dei sultani, mentre ora è adibito a museo. Si tratta di un complesso di edifici che durante l’impero ottomano formavano una vera e propria città nella città. Vi sono numerose entrate ma la principale da dove hanno accesso i visitatori è l’Imperial Gate, un ampio ingresso che ricorda quello di un castello, incorniciato da due alte torri appuntite.
Di sorprendente spettacolarità è poi la Cisterna Yerebatan, chiamata anche Underground Palace, una cisterna localizzata nella strada tra Hagia Sophia e Cagaloglu, che per la sua particolare struttura architettonica è stata anche denominata Basilica. Si tratta di un vero e proprio edificio sotterraneo costruito ai tempi dei romani come cisterna per l’acqua, alimentata da un lungo acquedotto. È una struttura sorretta da un grande colonnato costruito nell’acqua, la cui bellezza è risaltata dalle soffuse luci arancioni e, camminando sulle passerelle, si possono vedere anche numerosissimi pesci.

Ci dirigiamo poi verso il Grand Bazaar, il famoso mercato coperto, tra i più grandi del mondo. Le vie del bazaar sono affrescate con colorate decorazioni in stile arabeggiante e sono affollate di piccoli negozi di ceramiche, lampade, tessuti e spezie. Non aspettatevi di trovare prodotti autentici o particolarmente pregiati. Sono principalmente negozi per turisti, ma sono perfetti per trovare dei souvenir o piccoli oggetti ricordo per la propria casa. Dopo circa dieci minuti di “trattativa” ci siamo infatti lasciati tentare anche noi da una bella lampada rossa che abbiamo portato a casa come ricordo e sistemato sulla finestra.
Lasciato il Grand Bazaar ci siamo poi diretti verso la magnifica Moschea Süleymaniye, la moschea più alta della città, che domina sul canale del Bosforo.  Dopo aver percorso una piccola strada in salita e deserta, raggiungiamo l’edificio. 
Tuttavia, oltre ad essere ormai troppo tardi per le visite, era chiusa per ristrutturazione. È stato davvero un peccato, perché la vista della moschea dall’immensa piazza che si affaccia sul canale è meravigliosa, e volevamo proprio vederla all’interno.
Scesi di nuovo dalla stradina, ci ritroviamo in una grande piazza dove vediamo un numeroso gruppo di uomini entrare in una moschea. Decidiamo quindi di accodarci ed entriamo anche noi. Era il momento della preghiera e noi ci sediamo sul tappeto rosso in un angolo a guardare cosa succede. I fedeli si mettono su due file di fronte al Muezzin che legge il corano, si inginocchiano, si alzano, si prostrano a terra. Non sappiamo assolutamente cosa sta succedendo, ma ci piace l’idea di essere lì ad ascoltare le loro preghiere. La funzione non dura molto, all’incirca 20 minuti, e noi l’ascoltiamo fino alla fine. 

Il giorno dopo saremmo andati a visitare la “parte nuova” della città. Finora eravamo rimasti solo nella zona Sultanhamet e ci incuriosiva l’idea di vedere come Istanbul si era sviluppata seguendo i modelli occidentali. La raggiungiamo prendendo il modernissimo tram che costeggia il mare e attraversa il canale sul ponte Galata, ed una volta arrivati, sembra di aver raggiunto un’altra città. Ci ritroviamo infatti nel bel mezzo di un’ampia via costeggiata dai più diffusi negozi monomarca, catene di abbigliamento, fast-food e ristoranti. La gente sembra appartenere ad un’altra realtà, molte delle ragazze non portano il velo e sono vestite come noi, le coppie di ragazzini mangiano da Mac Donald’s e si dirigono verso grandi multisale bevendo Coca Cola. Il modello americano si è impadronito di questa parte della città lasciando la tradizione, la cultura, la storia arginata sull’altra sponda del canale. Sembra quasi che quel canale divida il presente e il passato, il passato e, sfortunatamente, il futuro.   

Consigli utili:

- Noi siamo andati all'inizio di marzo e faceva molto freddo. Se si vogliono trovare temperature più miti è preferibile andare dalla metà di aprile.
- E' possibile entrare in Turchia con la carta d’identità. Non è necessario essere muniti di passaporto.

Come raggiungerla:

- Noi abbiamo prenotato con Turkish Airlines da Londra essendoci un'ottima offerta volo + hotel prenotando dal sito expedia.co.uk.
- Si trovano voli economici anche con la compagnia aerea low cost Easyjet, mentre Ryanair non ha rotte su Istanbul.

giovedì 13 gennaio 2011

NORVEGIA - LA STRADA DEI FIORDI - 27 LUGLIO 1996


Per noi era il primo vero viaggio lontano da casa, da soli.
Ci affascinava (ma anche un po’ spaventava) l’idea di metterci alla prova sfidando situazioni difficili, l’idea di dover entrare in una nuova realtà, ma soprattutto di doverlo fare da soli.

Tuttavia, una volta “approdati” in Norvegia abbiamo da subito capito che si trattava di un paese che fa dell’accoglienza nei confronti del turista “itinerante” ed “indipendente” la propria forza.
Vi è un’impeccabile organizzazione di aree attrezzate e di sosta per camper, è molto facile trovare acqua e scarichi, oltre ad essere ben organizzata dal punto di vista segnaletico e godere di una popolazione aperta allo straniero.
Dal punto di vista paesaggistico, con poco più di quattro milioni di abitanti, la natura la fa da padrone. Gli spazi verdi sono innumerevoli, le città tranquille, accoglienti e poco trafficate. Insomma, la perfetta condizione per potersi spostare sia con un mezzo grande come il camper, sia in  bicicletta godendosi gli splendidi paesaggi.

PREPARAZIONE DEL VIAGGIO - Come pianificare le tappe sfruttando di operatori locali

Nonostante la “super organizzazione norvegese”, è stata comunque un’ottima decisione quella di documentarsi approfonditamente prima della partenza. Si è rivelato utile preparare le tappe del viaggio nei minimi particolari e con molto anticipo, oltre a documentarsi sul percorso, studiare le mappe, guardarsi il codice stradale (limiti di velocità, percorribilità delle strade, tempi di percorrenza, etc.), orari degli esercizi pubblici (negozi, farmacie, banche, poste, distributori carburanti, etc.), temperature stagionali e altro ancora. Sì, si tratta ancora di un paese “europeo”, ma è comunque molto distante dalla realtà italiana, e la lingua è di certo un problema, soprattutto se, come noi, non si parla nemmeno una parola di inglese!

Dunque, che materiale abbiamo usato per la preparazione del viaggio?
Tra tutte, è sicuramente stata molto utile la collaborazione dell'Ente Nazionale del Turismo Norvegese. Abbiamo inviato una richiesta di materiale “targhettizzata” al tipo di viaggio che intendevamo fare, quindi periodo di vacanza e mezzo di trasporto. Il materiale è arrivato in forma cartacea (nel lontano 1996 non potevamo certo avere un computer), al modico costo di cinquemila lire, ed era talmente abbondante che non sapevamo da che parte iniziare la ricerca. Come prima cosa sfogliammo riviste e brochure per rendersi conto in maniera più approfondita di cosa offrisse la Norvegia e poi demmo un’occhiata alle mappe stradali per farsi un’idea dei percorsi. Le mappe si rivelarono incredibilmente particolareggiate, sono segnate TUTTE le strade, dalle principali alle più secondarie, incluse aree di sosta (con toilette e senza), campeggi, punti scarico e persino i passaggi tra i fiordi con ponti e traghetti.*


La migliore fonte di informazioni per la scelta delle tappe si è rivelata la “Guida  Turistica Ufficiale”, dove vi erano diverse proposte di itinerari tra cui costa meridionale, capo ovest, fiordi, isole Lofoten, e il più famoso Capo Nord.**
La nostra scelta è stata quella di percorrere LA STRADA DEI FIORDI, il contorno della Norvegia più caratteristico e, per determinare le tappe, ci siamo serviti dell’aiuto della rivista Plain Air, rivista specializzata nel settore viaggi itineranti, e di alcuni conoscenti che già avevano affrontato questo viaggio.***

*Ora è tutto ovviamente disponibile online, è possibile scaricare le brochure e le mappe direttamente sul proprio computer. E’ ancora possibile tuttavia ordinare la versione cartacea tramite il sito web.
**Attualmente sul sito web dell’Ente Nazionale del Turismo Norvegese si possono trovare innumerevoli proposte d’itinerario, non solo divise a zone, ma anche a “obiettivo del viaggio”, tra cui, sport, safari, cucina, e molto altro. Il sito web è molto dettagliato ed aggiornato, ed è anche in lingua italiana.
***Anche Plain Air ha ora un ottimo sito web, dove è possibile reperire numerosi ed interessanti articoli su itinerari di viaggio in tutto il mondo.

TAPPA SU TAPPA - Come affrontare il viaggio

Dopo mesi di preparazione siamo pronti per partire.    
Saliti sul camper il nostro entusiasmo è  alle stelle, ci stava aspettando una lunga avventura. Ci sono voluti due giorni di viaggio per attraversare la Germania e la Danimarca con un traffico davvero estenuante, ma la mattina del 30 luglio ci siamo finalmente imbarcati a Frederikshavn (Danimarca) alla volta di Goteborg, città svedese.
Goteborg sarebbe stata solo una città di passaggio perché la nostra prima tappa doveva essere la capitale norvegese: OSLO. Dopo aver pagato un pedaggio per entrare in città e cercato un campeggio dove poter soggiornare nei giorni successivi, ci siamo subito dedicati alla visita della città. Oslo è una capitale molto piacevole che si trova in bella posizione lungo lo Oslofjord, un immenso fiordo che crea la splendida baia sulla capitale.

Tra i luoghi su cui ci siamo soffermati il primo giorno vi è il Palazzo Reale, in norvegese Det Kongelige Slott, il Radhus (municipio) e il Frognerparken, il parco più famoso della Norvegia. Il palazzo del Radhus è molto imponente specialmente se visto dal mare da dove si riesce a vedere in primo piano il grande orologio da torre, il più grande d'Europa, mentre il Frognerparken è famoso per le centonovantadue sculture dell’artista Gustav Vigelan, che creano una splendida cornice a vegetazione, caffè e ristoranti all’aperto, dove ci siamo anche fermati a pranzare.
Nel pomeriggio ci siamo poi spostati a nord della città, dove abbiamo visitato il trampolino di Holmenkollen, un trampolino di salto con gli sci alto cinquantasei metri che si affaccia su di un laghetto. È possibile salire sulla torre e godersi il paesaggio circostante oppure rimanere allo Skimeseet, il museo che racconta la storia dello sci e custodisce una vasta raccolta di attrezzature sciistiche.
La seconda giornata ad Oslo l’abbiamo trascorsa visitando invece il Vikingskipene, il museo dove sono custodite tre grandi navi vichinghe trovate nel fiordo di Oslo, oltre ad oggetti, utensili e gioielli di questo popolo di naviganti. Poi il Norsk Folke Museum, il più grande museo all'aperto del mondo dove sono stati ricostruiti edifici in legno provenienti da tutte le contee della Norvegia (per info: Norsk Folke Museum), tra cui una chiesa del tredicesimo secolo interamente in  legno (sia le decorazioni interne che la costruzione esterna) e capanne costruite con pelli di renna dove abitavano popolazioni lapponi. Questo è un mondo molto lontano da noi e poterlo toccare con mano è un'emozione incredibile.
La nostra visita ad Oslo è terminata, possiamo quindi proseguire verso sud dove incontriamo HORTEN, la cittadina dove ci fermeremo a dormire in un parcheggio davanti al mare. Il forte vento infrange le onde sulla banchina ma la notte passa tranquilla.   
Il mattino seguente ci incamminiamo verso TONSBERG, la più antica città della Norvegia che oggi  si presenta come un nucleo molto vivace. Con le nostre biciclette percorriamo le vie animate da un allegro mercato. Sul fiordo il paesaggio è incantevole e le case dei pescatori con il riparo per le barche danno un tocco molto pittoresco. Non c’è molto da visitare, quindi proseguiamo direttamente verso SANDEFJORD, città famosa per i cacciatori di balene e poi KRAGERO, un piccolo villaggio ricco di pittoresche abitazioni bianche tradizionali. Il campeggio Lovisengerg ci accoglie in un paesaggio da favola circondato da innumerevoli case di pescatori. E' il giorno del mio compleanno e non potrei desiderare altro!

La meta per il giorno seguente è Mandal, ma per raggiungerla dobbiamo percorre parecchi chilometri e lungo il percorso ci fermiamo a visitare alcuni centri costieri, borghi turistici e di villeggiatura come RISOR, ARENDAL, GRIMSTAD e LILLESAND, tutti animati da gente del luogo che affolla i centri, passeggia, si ferma ai bar e si scalda al sole mattutino. Le giornate estive in Norvegia sono molto lunghe, ma i norvegesi amano trascorrere le mattinate all'aperto quando il sole è caldo. Nel pomeriggio le città sono infatti quasi deserte e i negozi chiudono molto presto.
LILLESAND ci accoglie con grande cordialità. E' chiamata la “Portofino della Norvegia” e, passeggiando per le vie del borgo, notiamo infatti che le case sono molto signorili. In centro troviamo anche il famoso Hotel Norge conosciuto come il più grande edificio in legno di tutta la Norvegia.


Finalmente arriviamo a MANDAL, la città più a sud del paese.  Il campeggio “Sjosanden Ferietun” è molto grande e il nostro camper può parcheggiare ovunque. Dopo una doccia ristoratrice e una buona cena ci mettiamo a letto stanchi della lunga giornata. Il mattino seguente è molto soleggiato, ci sono addirittura ventisette gradi. Prendiamo quindi le nostre biciclette per visitare la cittadina ed i paesaggi circostanti, oltre che per raggiungere la spiaggia dove provare l’emozione di fare un bagno nel Mare del Nord. Missione impossibile. L'acqua era veramente gelida e non ce la siamo sentita di immergerci. Ci fermiamo dunque un po' al sole prima di riprendere il cammino. Si sta proprio bene, la spiaggia è quasi deserta, il sole caldo e l’ambiente sereno.

Ritornati in campeggio si può ripartire. La prossima tappa sarebbe stata Stavanger, dove avremmo attraversato il fiordo per raggiungere Tau e poi PREKESTOLEN, il famosissimo pulpito a strapiombo sul Lysefjord. La strada da Mandal a Stavanger si snoda più all'interno, ma non per questo si rivela meno spettacolare. Ogni curva è una sorpresa, ci fermiamo ad ammirare scorci di piccoli fiordi in un paesaggio incantato, borghi, montagne, acqua, campi coltivati. Il percorso è molto pigro, la velocità moderata. È così in realtà in tutta la Norvegia, i tempi di percorrenza sono molto lenti e le strade, pur essendo in buono stato, sono tortuose. È sempre per questo difficile prevedere l'ora di arrivo.

Arriviamo la sera a Stavanger e il mattino seguente ci imbarchiamo alla volta di Tau, per poi deviare verso il Prekestolen. Il Pulpito è uno scoglio gigantesco, accessibile a piedi, che crea uno strapiombo di addirittura seicento metri sul Ljsefjord. L'arrampicata, a volte facile, altre un po' impervia, dura all’incirca un paio d'ore ma lo spettacolo in cima è mozzafiato. Il terrazzo è affollato di turisti ma la natura è incantevole. Siamo seduti sopra ad un’enorme roccia circondata da splendide montagne dove nel mezzo scorre un bellissimo fiordo dalle acque azzurrissime. In fondo, un minuscolo traghetto sta transitando. 


Dopo aver assaporato la bellezza di questo spettacolo mozzafiato, pensiamo di tornare alla base. Lungo la camminata di ritorno il caldo si fa sentire ed alcuni ragazzi decidono di tuffarsi nei laghetti che incontriamo, ma l’acqua deve essere stata freddissima. Arrivati al camper ci riposiamo per riprendere il cammino. La strada era ancora lunga e per la notte volevamo arrivare a Voss.
La percorribilità delle strade era molto lenta e si transitava in mezzo ad una natura selvaggia, cascate, corsi d'acqua, montagne. A Hjelmeland abbiamo traghettato per Nesvik, e poi ancora lungo i fiordi senza incontrare nessuno, non una casa o un paese.
Non mancava molto per raggiungere Voss ma alle dieci di sera, quando il sole era ancora alto nel cielo, noi eravamo stanchi ed eravamo ormai sui ghiacciai, dove l’unica strada si faceva sempre più impervia. Su una piazzola laterale un camper era fermo per la notte, e così abbiamo deciso di fermarci anche noi. E' stata un'esperienza che non abbiamo mai dimenticato. Il trovarci in quel luogo sperduto, sui ghiacciai, con persone sconosciute ma che ci davano sicurezza, è stata un’avventura indescrivibile. La mattina ci siamo svegliati soli, i nostri vicini erano già partiti.

Ripreso il cammino abbiamo costeggiato il Surdefjord per arrivare a Brimnes e traghettare a Bruravik, per poi raggiungere Voss.
VOSS è una piacevole cittadina di villeggiatura che si trova sul lago di Vangsvatn. Un gruppo di turisti attende il proprio turno in riva al lago per poter fare un giro con l'aliante, mentre noi optiamo per una visita ad una fattoria del millesettecento composta da edifici rurali ed una vecchia stalla. E' una bella giornata di sole e fa anche piuttosto caldo. Visitiamo la cittadina e la fattoria velocemente perché vogliamo arrivare prima di sera a Bergen, considerata la “porta dei fiordi”.

A BERGEN (per informazioni sulla città: Visit Bergen) sostiamo in una bellissima area attrezzata in riva al mare. Il sole comincia a tramontare solo alle undici di sera e noi ci troviamo a cenare a quell'ora tarda sotto un cielo color rosso fuoco.
Bergen è localizzata all'interno del Byfjord ed è riparata da basse alture che le permettono di godere di un clima mite. E’ la seconda città della Norvegia e principale porto della costa norvegese del Mare del Nord.
Un primo approccio con questa cittadina l'abbiamo quando incontriamo la piazza Torger, dove si svolge il quotidiano mercato del pesce. La piazza del mercato si affaccia al golfo di Vagen e si anima giornalmente di bancarelle coperte di ogni tipo di pesce, oltre a pelli e corna di renna. Il vociare dei commercianti è molto vivace e, scambiando qualche battuta, ci rendiamo conto che conoscono anche qualche parola di italiano. Sulla riva orientale del porto troviamo il Bryggen, la parte più caratteristica della città. Si tratta di un quartiere anticamente occupato dalla lega anseatica (lega tedesca) che nel medioevo dominava con i suoi commerci l'intera città. Le case in legno sono state distrutte da numerosi incendi ma, ora ristrutturate, hanno colori molto vivaci e sono occupate da negozi e piccoli ristoranti o bar. Proseguendo la visita della città incontriamo negozi di tessuti ed oggetti tradizionali norvegesi e anch'io mi lascio tentare da qualche piccolo acquisto.

Ben presto dobbiamo tornare al camper per proseguire il nostro itinerario verso l'Isola di Runde, famosa per la nidificazione degli uccelli marini. Berger ci introduce in un susseguirsi di scenari mozzafiato fino al Sognefjord, il fiordo più lungo del mondo e il più affascinante della Norvegia. Il suo scorrere si snoda per 204 km all'interno tra montagne e ghiacciai. Giunti al punto di dover attraversare il Sognefjord, arriviamo a Oppedal dove traghettiamo per Lavik e poi verso Sande dove ci fermiamo lungo il corso di un fiume per il pranzo. Tutto intorno il paesaggio è rigoglioso di natura e noi siamo soli. Proseguendo il viaggio ben presto dobbiamo attraversare il Nordenfjord, quindi traghettare da Anda per Lote e poi raggingere l' ISOLA DI RUNDE in serata. Quello che ci separa dall'isola di Runde è ormai un ultimo traghetto da Folkestad a Volda e poi un lungo ponte per raggiungere la piccola isola del Mare del Nord.
La scelta di visitare quest’isoletta è dettata dalla curiosità di vedere le scogliere famose per la nidificazione degli uccelli marini, tra cui la pulcinella di mare caratteristica per il suo becco rosso ed il petto bianco. Il tempo non è dei migliori ma, dopo aver parcheggiato il camper, ci incamminiamo verso i cosiddetti “santuari” degli uccelli, aree protette dagli umani e dalle navi che devono stare il più al largo possibile. L'ambiente dell'isola è molto verde ma la nostra attenzione viene catturata in lontananza da una grande roccia completamente bianca. Con il cannocchiale riusciamo a vedere una miriade di nidi che coprono interamente la parete. Uno spettacolo imperdibile.


Il nostro percorso ci porta poi ancora verso nord e più precisamente verso ALESUND, città dall’architettura in stile liberty, e poi MOLDE, la cosiddetta “città delle rose”, dove, dall’altura Varden, siamo riusciti ad osservare un vasto panorama sull'oceano Atlantico, arcipelaghi, montagne e fiordi.

Proseguendo per Kristiansund, abbiamo incontrato un tratto di strada particolarmente spettacolare. Si tratta dell'Atlantic Safari o Strada dell'Oceano Atlantico, un percorso della lunghezza di poco più di otto chilometri, dove si attraversano otto ponti che collegano numerosi isolotti e che conducono verso l'Oceano Atlantico Tunnel, un breve tratto di strada a pedaggio e poi verso KRISTIANSUND, dove avevamo deciso di passare la notte.

Parcheggiamo dunque davanti alla chiesa della città, una chiesa in stile moderno, per niente somigliante alle caratteristiche chiese in legno norvegesi, e ci addormentiamo sicuri di trascorrere una notte tranquilla. Ci avevano avvisato che era meglio sostare in campeggio durante il week-end, ma mai avremmo immaginato quello che ci è poi successo dopo qualche ora. Un gruppo di ragazzi appena usciti da un locale notturno lì vicino ci ha svegliati di soprassalto urlando a squarciagola e battendo sulle pareti del nostro camper. Scioccati e anche un po' spaventati abbiamo deciso di spostarci in un’altra zona della cittadina e di riprendere il sonno lì fino al mattino.


La mattina seguente ripartiamo per TRONDHEIM, una grande città all’interno, in prossimità del Trondheimfjord. Un tempo era la capitale della Norvegia, mentre ora è considerata la terza città più grande del paese, ed è costruita intorno al fiume Nidelva, sul quale si attraversa il Gamle-Bybro, il ponte vecchio, l'unico ponte della città sopravvissuto a numerosi incendi. Da questo ponte la vista sulla città è incantevole, specialmente se, come nel nostro caso, si arriva verso sera, quando la giornata sembra non finire mai e i colori del cielo sono meravigliosi.
Trondheim ha una grande vivacità ed apertura internazionale. Ricordo un gentilissimo signore che, oltre ad averci cordialmente aiutato a trovare la strada, si è fermato a scherzare dopo aver saputo che eravamo italiani, mentre dal punto di vista culturale, la città ospita numerosi auditorium, musei, mostre d'arte di tiratura internazionale. La Cattedrale di Nidaros, che attira tantissimi visitatori, è l'unica chiesa gotica della Norvegia ed è la più grande del Nord Europa.

Lasciata Trondheim decidiamo di fare un’ultima sosta in Norvegia a ROROS, città patrimonio dell’Unesco e museo a cielo aperto. Nel percorrere le vie immaginiamo come doveva essere il grande centro minerario per l'estrazione del rame, mentre vediamo numerose vecchie case in legno costruite dai minatori e una chiesa in pietra dal fascino particolare.

Era arrivato il momento di dirigersi verso casa. Il percorso verso l’Italia era ancora lunghissimo e ci sarebbero voluti giorni per raggiungere la nostra città. Decidiamo comunque di fermarci qualche giorno ancora a Stoccolma e poi Copenhagen, non ci volevamo proprio separare dai bellissimi paesi nordici!

Cosa abbiamo imparato:

- Essendo stato il nostro primo lungo (ma soprattutto, lontano) viaggio da soli, abbiamo imparato ad organizzare le tappe in modo efficiente, lasciando spazio per le visite così come per il riposo.
- La conoscenza della lingua locale, o per lo meno dell'inglese, sarebbe stata utile per entrare in contatto con la popolazione locale, ma non è stata fondamentale nell'orientamento.
- Abbiamo imparato ad osservare con attenzione e rispetto la natura, che in Norvegia la fa da padrone.

Anna