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domenica 17 febbraio 2013

IL BULLICAME DANTESCO - Viterbo

Come già raccontato in uno dei nostri post precedenti, quest'estate siamo stati per poco più di una settimana nello splendido Lazio. Una delle tappe è stata Viterbo, città di grande storia, ma anche zona ricca di terme.
La nostra carissima amica Caterina, originaria del Viterbese ed ex insegnante di letteratura italiana, ci ha gentilmente preparato una splendida presentazione del Bullicame, la fonte di acqua termale citata da Dante nella Divina Commedia, in uno dei gironi dell'Inferno.



Per gli amanti del termalismo i dintorni di Viterbo offrono  diverse possibilità di svago e di cura: accanto agli stabilimenti termali veri e propri, ci sono varie sorgenti di acqua calda che alimentano vasche a cui si può accedere liberamente.
La sorgente più famosa si chiama Bullicame. Il termine bullicame deriverebbe da bulicante, o buglicante parola usata in passato per indicare l’acqua che bolle.
L’acqua solfurea, infatti, sgorga da un profondo cratere naturale a 58° di temperatura e affiora in un laghetto recintato dal quale partono dei ruscelli d’acqua che alimentano alcune vasche. Esse si trovano appunto al centro del Parco umido del Bullicame ed i bagnanti possono godere gratis anche della vista di un giardino roccioso e dello stagno dove si riproduce il Rospo smeraldino.
A sinistra della sorgente una stele riporta i versi tratti dal XIV canto dell’Inferno della Divina Commedia  in cui  Dante cita il Bullicame di Viterbo.

“QUALE DEL BULICAME ESCE IL RUSCELLO
CHE PARTON POI TRA LOR LE PECCATRICI,
TAL PER LA RENA GIÙ SEN GIVA QUELLO.
LO FONDO SUO ED AMBO LE PENDICI
FATTE ERAN PIETRA, E I MARGINI DA LATO"

Per comprendere meglio i versi bisogna rifarci al  settimo cerchio dell’Inferno dove sono puniti i violenti. Il cerchio è diviso in tre gironi; nel primo c’è il fiume di Sangue bollente Flegetonte , dove sono immersi i violenti contro gli altri, il secondo è la famosa selva dei suicidi, dove sono puniti i violenti contro se stessi e dalla quale esce un ruscello stretto tra argini di pietra,che attraversa il terzo girone, una landa sabbiosa sulla quale scende una pioggia di fiamme. Qui sono puniti i violenti contro natura. Questo ruscello è una diramazione   del Flegetonte che dopo aver attraversato la selva dei suicidi , sbocca nel sabbione e lo taglia per riversarsi nel fondo dell’inferno. Il  vapore che emana dalle sue acque  spegne le fiamme sovrastanti e permette a Dante e Virgilio di passare senza rischi camminando su questi argini.
Così scrive il Sommo Poeta:

Tacendo divenimmo là ‘ve spiccia
Fuor della selva un picciol fiumicello,
lo cui rossore ancor mi raccapriccia.
Quale del Bulicame esce il ruscello
Che parton poi tra lor le peccatrici,
tal per la rena giù sen giva quello.
Lo fondo suo ed ambo le pendici
Fatte eran pietra, e i margini da lato;
per ch’io m’accorsi che ‘l passo era lici.

In italiano corrente:

Tacendo arrivammo là dove esce
dalla selva un piccolo ruscello,
il cui color rosso ancora mi fa orrore.
Come esce dal Bulicame il ruscello
che si dividono poi tra loro le meretrici,
allo stesso modo  attraverso la sabbia scorreva quello.
Il suo fondo e le pareti laterali
erano di pietra e e così le sponde;
per cui capii che il passaggio era lì.

Dante paragona il ruscello che si dirama dal fiume di sangue bollente Flegetonte alle acque che escono da  Bulicame di Viterbo, perché le acque sulfuree viterbesi scorrono tra argini di pietra calcarea emanando  vapori e spesso le concrezioni calcaree assumono una colorazione rossastra.
Nel secondo verso Dante fa anche  riferimento all’uso che si faceva di dette acque termali; i commentatori più antichi sono d’accordo nella versione riportata sul cippo; Che parton poi tra lor le peccatrici, cioè dalla sorgente termali sarebbero esistite derivazioni riservate alle meretrici per curare le loro malattie veneree o per lavare i loro panni.
Tuttavia c’è anche un’altra interpretazione del verso dantesco e quindi dell’uso delle acque del Bullicame e cioè Che parton poi tra lor le pettatrici, ossia le lavoranti addette alla pettinatura della canapa. Infatti dagli antichi statuti si sa che le acque del Bullicame venivano condottate in piscine, e lì usate per la macerazione della canapa. Questo doveva avvenire lontano dalla città a causa del cattivo odore che emanava dalla lavorazione delle piante.
Dante probabilmente passò per Viterbo nell’anno Santo del 1300 attraverso la Strada Francigena che passava vicino al Bullicame e con i suoi versi ha dato perenne fama a questa sorgente di acqua sulfurea.

- Caterina Santibacci - 

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